CASTEL S. PIETRO ROMANO (RM)
Un balcone sulla provincia di Roma, tra cinema, storia e mura poligonali
Castel San Pietro Romano, ridente paese che sorge sul Monte Ginestro, si colloca in un territorio vasto e suggestivo. Grazie alla sua altitudine e posizione geografica, è stato metaforicamente definito "un balcone sulla provincia di Roma", offrendo panorami che spaziano dai monti Prenestini fino al mare di Fiumicino.
L'agglomerato storico conserva intatta la struttura urbano-medievale, con la sua pavimentazione in sanpietrini di pietra locale e le caratteristiche viuzze che raccontano secoli di storia feudale e religiosa. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, perfetto per chi cerca un contatto autentico con le radici del Lazio.
Storia, Feudi e Religione
Le origini sono antichissime: fin dal Paleolitico superiore, una tribù di aborigeni viveva su questo monte prima di scendere a valle per fondare Preneste. Il nome del borgo deriva, secondo la leggenda, dall'Apostolo Pietro che, giungendo sul monte, volle predicare il cristianesimo in contrapposizione al culto pagano della Dea Fortuna Primigenia.
Durante l'epoca feudale, il borgo fu teatro delle aspre lotte tra la potente famiglia dei Colonna e Papa Bonifacio VIII. Più tardi, nel 1630, il dominio passò ai Barberini. Un legame profondo unisce il paese al Beato Jacopone da Todi, che qui trovò rifugio e ispirazione, componendo parte delle sue opere immortali, tra cui il celebre Stabat Mater.
Il Borgo del Cinema
Castel S. Pietro Romano deve gran parte della sua fama moderna alla settima arte. Negli anni Cinquanta, il regista Vittorio De Sica scelse questo borgo come set d'elezione per capolavori del neorealismo rosa: Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia, con l'indimenticabile coppia De Sica-Lollobrigida. Ancora oggi, passeggiare per il centro significa ripercorrere le scene di quei film, così come del celebre Il Federale con Ugo Tognazzi.
Archeologia: La Cinta Muraria Poligonale
Il territorio conserva resti imponenti di una fortificazione di epoca preromana. La tecnica utilizzata, definita "opera poligonale", consiste nell'innalzare strutture con enormi massi calcarei incastrati a secco, senza l'uso di malta. Si ritiene che la sommità del Monte Ginestro fosse l'acropoli di una città protetta, sede forse del santuario di Iuppiter Arcanus. Ancora oggi è possibile ammirare la maestosità di queste mura, testimonianza silenziosa di una maestria costruttiva millenaria.