Grotte di Frasassi

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Le Grotte

Hanno consegnato alla storia - una storia piccola, minore: quella speleologica - soltanto i nomi di battesimo: Franco, Maurizio, Giancarlo, Rolando. Sono i nomi di alcuni dei ragazzi del Gruppo speleologico marchigiano di Ancona che nel settembre 1971 scoprirono ed esplorarono la Grande grotta del Vento nel complesso carsico delle Grotte di Frasassi, nel comune di Genga a poche decine di chilometri da Ancona, regalando all'Italia e agli amanti della natura uno degli spettacoli più magici e affascinanti del mondo intero.
Oggi le Grotte di Frasassi costituiscono la principale attrattiva turistica di quella zona marchigiana: grazie alle strutture create da un apposito consorzio fondato nel 1974, migliaia e una cascata di stalattiti candidemigliaia di visitatori possono ammirare caverne immense, stalattiti e stalagmiti gigantesche, laghetti incantevoli, scenari che è impossibile descrivere. Chi oggi percorra la gola di Frasassi, uno stretto passaggio tra ripide e impressionanti pareti di rocce spoglie, stenta a credere che al loro interno quelle montagne celino tanti preziosi tesori, tante visioni di fiaba. Invece un gruppo di giovani l'ha creduto possibile: con insolito coraggio ha affrontato l'ignoto, violando il ventre della montagna e conquistandolo a poco a poco, con un lavoro di mesi.
Vale la pena di rievocare quell'impresa, così come l'hanno raccontata gli stessi speleologi in un piccolo opuscolo pubblicato per celebrare la scoperta.
Il 25 settembre 1971, sulle pendici nord del monte Valmontagnana, nella gola di Frasassi, uno dei giovani speleologi del gruppo di Ancona scopre un buco dal quale esce una forte corrente d'aria. Il ragionamento che segue alla scoperta è semplice: se dall'interno del monte giungevento, vuol dire che dentro ci deve essere una grande cavità. Occorrono alcuni giorni uno scorcio della Grotta del Ventoper i preparativi: penetrare nel buco, rimuovere le frane, percorrere un cunicolo, arricchire il corredo di scale e corde per superare un baratro di circa 110 metri. E finalmente, estratto a sorte, Maurizio il 29 settembre si cala nel buio per giungere nella immensa sala che in omaggio alla loro città gli speleologi chiameranno "Abisso Ancona": una cavità alta 200 metri e larga alla base 120 per 180 metri (potrebbe contenere il Duomo di Milano). All'interno, una serie di meraviglie, un mondo incantato costruito dalla natura in un milione e mezzo di anni. A goccia a goccia, l'acqua ha lavorato le rocce, le ha erose, incise, scavate, ha innalzato pinnacoli, depositato cristalli lucenti, in una fantasmagorica sinfonia in bianco e miele.
Ecco così "I giganti", una serie di stalagmiti alte anche 15 metri; ecco l"'Albero morto", una stalagmite dalla particolare forma ramificata; ecco il "Laghetto cristallizzato", uno specchio di acqua azzurrina cosparso di isolette costituite da purissimi cristalli di calcite; ecco "Niagara", imponente cascata di cristalli. Oltre l'immenso "Abisso Ancona", altre sale, passaggi, grotte vengono scoperti ed esplorati: e il l'Albero Mortotutto costituisce appunto la Grande grotta del Vento. C'è la "Sala dei Duecento", tante sono gli obelischiinfatti le stalagmiti che spuntano tra i massi regalando allo scenario strani riflessi e lunghe ombre; i bianchissimi "Obelischi" costruiti in millenni dai depositi di carbonato di calcio; la "Spada di Damocle", una stalattite stretta e aguzza che incombe sui visitatori; la "Sala Barbara", bassa cavità ricca di bianche colate e cristalline stalagmiti che si specchiano in un magico laghetto; il "Lago Smeraldo" dalle acque azzurrine; il "Canon", baratro di oltre venti metri il cui fondo completamente allagato segna l'esistenza della falda freatica, allo stesso livello del torrente Sentino che all'esterno della grotta scorre lungo la gola di Frasassi; di fronte, "L'organo", un gruppo di stalattiti parallele che, percosse, emettono una vastala sala delle candelinegamma di suoni. Tra le meraviglie, ecco ancora la "Sala delle candeline", con centinaia di bianche stalagmiti di varia misura che si estendono sino alla "Sala delle colonne", dove grandi colonne cerulee sembrano riprodurre l'architettura di un antico tempio ellenico. Grappoli di concrezioni cristalline costruite con un lento gocciolio nel corso dei millenni sono state chiamate dagli speleologi di Ancona "Gli scrigni", e costituiscono la parte più preziosa della Grande grotta del Vento: purtroppo sono in luoghi così inaccessibili che soltanto gli speleologi più preparati possono raggiungerli e ammirarli.
Questa, così sommariamente descritta, è la parte "pubblica" delle Grotte di Frasassi, appunto la Grande grotta del Vento attrezzata con un itinerario di un chilometro e mezzo che i turisti, con le guide, percorrono in poco più di un'ora, dopo aver raggiunto l'ingresso attraverso una galleria artificiale lunga circa 150 metri munita di tre porte stagne necessarie per impedire all'aria mappaesterna di entrare e provocare cambiamenti sia nella temperatura interna (sempre sui 13-14 gradi) sia nel grado di umidità degli ambienti (in un paio di punti raggiunge il 98 per cento).
Ma fanno parte della Grande grotta del Vento, anche se non sono ancora comprese nel percorso turistico, due altre sale chiamate "Gentile da Fabriano" e "Finlandia". E altre esplorazioni, sia degli speleologi del gruppo anconitano sia dei gruppi di Fabriano e Jesi, hanno portato alla scoperta di tanti altri tesori e di una via di comunicazione che unisce i complessi ipogei del "Fiume" (esplorato molti anni prima) e del "Vento", con uno sviluppo totale di ben 13 chilometri: insomma, la grotta più lunga d'Italia. E certo tra le più incantevoli.

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I Dintorni

A Genga, che dista 68 chilometri da Ancona, le Grotte di Frasassi non sono l'unica attrattiva. L'antico borgo, che ebbe insediamenti fin dalla preistoria e che, particolarmente nel Medioevo, conobbe un discreto sviluppo, conta anche la ex chiesetta di San Clemente dove sono raccolti alcuni preziosi dipinti, tra i quali un trittico di Antonio da Fabriano, e la grotta del santuario nel cui androne c'è una cappella ottagonale con cupola fatta costruire nel 1828 da papa Leone XII (Annibale della Genga).
Nelle vicinanze delle Grotte, è San Vittore Terme con l'abbazia benedettina dell'XI secolo, uno dei monumenti più belli di arte romanica delle Marche; su un monte dalle ripide pareti, il castello di Pierosara, già abitato in età romana.

Fabriano, che dista poco più di venti chilometri da Genga, è il centro più importante della zona ed è nota nel mondo come la "città della carta" alla quale, infatti, è dedicato un museo nell'antica sede delle Cartiere Miliani; nella seconda metà del Trecento la produzione raggiunse il milione di fogli all'anno.

Da vedere

A Fabriano, sulla piazza del Comune, il palazzo del Podestà (1255) in forme romano-gotiche, e una sobria fontana trecentesca; il palazzo Vescovile costruito sull'originario palazzo dei Priori distrutto nel 1542. La Pinacoteca civica è interessante soprattutto per i dipinti e gli affreschi di scuola fabrianese dei secoli XIV e XV (Allegretto Nuzi e Antonio da Fabriano) e per una preziosa raccolta di arazzi fiamminghi dei secoli XVI e XVII. Numerosi i complessi conventuali e le chiese. Tra i primi, quelli di San Luca, XVI secolo; dei Santi Biagio e Romualdo con la chiesa eretta dai Camaldolesi nel '400 su una precedente; di Sant'Agostino, la cui chiesa, inizi XII secolo e poi ricostruita, conserva due cappelle gotiche con affreschi del '300 e, all'esterno, un portale scolpito del prin-cipio del '300. Tra le chiese, quelle di San Benedetto, edificata nel '500 in sostituzione di una precedente della seconda metà del '200; di San Nicolò deI '600; del Sacro Cuore, esempio di stile rococò metà '700.
lI duomo, dedicato a San Venanzio, ricostruito e ampliato ai primi del '600, conserva l'abside trecentesca e un portico tre-quattrocentesco, e ospita affreschi di Allegretto Nuzi e dipinti di Orazio Gentileschi.
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