Arpino (FR)
Patria di Cicerone e Caio Mario, scrigno di storia ciclopica nel cuore della Ciociaria
Città di origine volscia, passata in seguito ai Sanniti e ai Romani. Si dice patria di Cicerone e Mario (ma da recenti studi il primo risulta essere nato ad Isola Liri ed il secondo dov'è l'attuale Casamari). Oggi si presenta come un borgo unico, la cui conformazione ricorda la forma di una grande X.
Da Visitare nel Centro Storico
Piazza Municipio: Rappresenta l'antico foro romano, oggi delimitato da eleganti edifici signorili risalenti principalmente al secolo XVII. È il cuore pulsante della vita cittadina.
Palazzo Boncompagni: Struttura di epoca cinquecentesca, sapientemente restaurata nello scorso secolo, testimonianza del lungo legame feudale della città con il Ducato di Sora.
Castello di Ladislao: Eretto da Ladislao di Napoli nel secolo XV e più volte restaurato, sovrasta la rocca di Civita Falconara ed è stato un punto strategico fondamentale per la difesa del Regno.
Le Origini Mitiche e le Mura Ciclopiche
Le origini di Arpino si perdono nella notte dei tempi. Narra la leggenda che essa sarebbe stata fondata dal dio Saturno, protettore delle messi, così come altri centri della Ciociaria (Alatri, Ferentino, Atina, Anagni).
I suoi primi abitatori furono identificati con i mitici Pelasgi, la popolazione preellenica alla quale la tradizione attribuisce la realizzazione del gigantesco sistema fortificato delle "mura ciclopiche", dette per questo "pelasgiche", ancora oggi visibile in località Civitavecchia e in numerosi punti dell'abitato cittadino. L'elemento più celebre è l'arco a sesto acuto, unico nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo.
L'Epoca Romana e il Legame con l'Urbe
In realtà, i primi ad insediarsi nella zona furono i Volsci, la cui presenza è documentata sin dal VII sec. a.C. Conquistata dai Sanniti nel IV sec. a.C., passò dopo breve tempo sotto il dominio di Roma, con il diritto di civitas sine suffragio. La città divenne così il centro di irradiazione della civiltà romana nella Valle del Liri.
Nel 188 a.C. ottenne a pieno titolo il diritto alla cittadinanza romana, diventando civitas cum suffragio, grazie anche al contributo in termini di uomini che Arpino dette a Roma nella guerra contro Annibale. Durante il consolato di Caio Mario l'Ager Arpinas (il territorio del municipium arpinate) si estendeva dal villaggio di Cereatae Marianae, l'odierna Casamari, fino ad Arce. Con l'età imperiale la città conobbe un periodo di lento declino.
Il Medioevo, le Invasioni e le Distruzioni
Durante l'Alto Medioevo Arpino fu più volte territorio di conquista: nel 702 cadde sotto il dominio del duca longobardo di Benevento, Gisulfo I. Nell'860 fu presa dai Franchi al comando del conte Guido, quindi seguirono l'invasione degli Ungari e le devastanti incursioni dei Saraceni al principio del X secolo.
Dopo l'anno mille Arpino fu dominio normanno con Roberto, duca di Caserta. Nel XIII sec., con l'arrivo nell'Italia meridionale degli Svevi, subì drammatiche distruzioni ad opera di Federico II (1229) e di Corrado IV (1252). Quest'ultima incursione, culminata in un rovinoso incendio, cancellò molte delle antiche vestigia romane conservate nella città e costrinse la popolazione superstite a rifugiarsi nella vicina località fortificata di Montenero.
Curiosità Storica: Durante il conflitto tra Angioini ed Aragonesi (1458-1464), papa Pio II, celebre cultore del mondo classico, ordinò alle sue truppe di risparmiare dal saccheggio Arpino, accesa sostenitrice degli Angiò, espressamente in memoria dei suoi due illustri e storici cittadini del passato, Cicerone e Caio Mario.
Rinascite Rinascimentali e la Splendida Epoca Industriale
Con la conquista del Regno di Napoli da parte degli Angiò, nel 1265, Arpino conobbe una significativa ripresa. A questo periodo risalgono infatti molte opere di fortificazione, tra le quali i torrioni e i castelli di Civitavecchia e di Civita Falconara. Nel corso del XIV secolo fu feudo della famiglia degli Etendard e dei Cantelmi.
Nel 1409 il re di Napoli Ladislao d'Angiò-Durazzo le concesse il privilegio di città demaniale, sottraendola così alla giurisdizione feudale. Il sovrano vi stabilì anche una guarnigione militare. Dalla fine del XV secolo la città appartenne alla famiglia dei Marchesi d'Avalos, e nel corso del Cinquecento vi soggiornò più volte Vittoria Colonna, celebre poetessa e intellettuale, amica di Michelangelo Buonarroti.
Acquistata dai duchi Boncompagni nel 1583, entrò a far parte del territorio del ducato di Sora e vi rimase fino al 1796. I secoli XVII e XVIII videro la sua massima espansione economica e demografica, sostenuta dallo sviluppo delle sue manifatture laniere, grazie alle quali il nome di Arpino divenne celebre in tutta l'Europa del tempo come sinonimo di fervida città industriale. Sorsero e prosperarono lanifici all'avanguardia per le tecniche di lavorazione, e pressoché tutta la popolazione fu impegnata nell'attività produttiva.
Dall'Ottocento ai Giorni Nostri
Nel 1796 tornò a far parte a pieno titolo del Regno di Napoli. Nel 1814 Gioacchino Murat, allora Re di Napoli, vi istituì il celebre Convitto Tulliano, strutturato sul modello d'eccellenza dei licei francesi. Con l'Unità d'Italia Arpino si trovò a condividere con il resto dell'ex Regno borbonico le contraddizioni dell'unificazione. La successiva decadenza dell'industria laniera e la contrazione dello sviluppo economico provocarono purtroppo un forte flusso migratorio dei suoi abitanti verso il nord Europa e le Americhe.
Nel 1927 la città entrò a far parte della neo-costituita provincia di Frosinone. I tristi eventi della Seconda Guerra Mondiale segnarono tragicamente Arpino, che nel maggio 1944, in località Collecarino, fu teatro di un eccidio di cittadini inermi per mano delle truppe tedesche.
Oggi la conformazione della città, risultato della sovrapposizione di tanti insediamenti successivi, ricorda la forma di una X: sulle quattro propaggini si trovano i quartieri storici denominati Colle, Civita Falconara, Arco e Ponte, che si congiungono perfettamente al centro nella Piazza Municipio. Tracce di squisiti caratteri medievali si possono individuare ancora oggi negli edifici sacri, nelle antiche porte d'accesso e nelle maestose abitazioni signorili.