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L'apparato riproduttivo

L’origine di ogni uomo sta in due sole di queste minuscole unità: l’ovulo e lo spermatozoo. Gli ovuli sono cellule prodotte nel corpo della madre da due organi, detti ovaie. Gli spermatozoi, invece, nascono nel corpo del padre in apposite ghiandole chiamate testicoli. Questi due tipi di cellule – ovuli e spermatozoi – ricevono il nome di gameti. Proprio nel momento i cui avviene l’incontro tra un ovulo ed uno spermatozoo (concepimento) scocca il miracolo della vita: la formazione di un nuovo essere umano.

Gli organi genitali maschili.

Gli spermatozoi maschili si formano in due organi di forma ovale, che misurano circa 4 cm di lunghezza e si trovano in una sacca denominata scroto: i testicoli. Da ognuno dei due testicoli parte una canale deferente che porta gli spermatozoi all’uretra. Quest’ultima consiste in un tubo che scorre all’interno del pene, l’organo incaricato di depositare gli spermatozoi. Nella zona in cui canali deferenti e uretra si congiungono troviamo tre ghiandole: la prostata, le vescichette seminali e la ghiandola di Cowper. Queste ghiandole sono preposte alla fabbricazione di un liquido biancastro e denso nel quale vivono gli spermatozoi, chiamato liquido seminale. L’ uretra serve, inoltre a eliminare l’urina accumulatasi nella vescica urinaria. Ma liquido seminale e urina non si mescolano perché uno sfintere, situato alla base della vescica contenente l’urina, controlla l’espulsione di quest’ultima. Così questi due liquidi non circolano mai insieme nello stesso canale.

Se confrontiamo gli spermatozoi con le altre cellule del corpo, vedremo che essi sono piccolissimi.

Questo è dovuto al fatto che contengono poco citoplasma: sono poco più grandi di un nucleo cellulare e hanno una lunga coda, chiamata flagello, che li rende mobilissimi. Malgrado le loro minuscole dimensioni sono cellule sorprendenti, capaci di nuotare nel liquido seminale fino ad incontrare l’ovulo femminile, nel quale di solito, riuscirà a penetrare soltanto uno di loro. Solo nel momento in cui avviene questo incontro, lo spermatozoo potrà combinare i suoi 23 cromosomi con i 23 cromosomi nella cellula della donna. Si formerà così una nuova cellula di 46 cromosomi, la prima cellula di un nuovo essere umano.

Gli organi genitali femminili.

Abbiamo detto che gli ovuli vengono prodotti nelle ovaie. Queste hanno forma arrotondata e si trovano all’interno dell’addome della donna, assieme ad altri organi che hanno l’importante compito di ospitare e di nutrire un nuovo essere, frutto dell’unione di un ovulo e di uno spermatozoo.

Tutto ciò forma l’apparato riproduttore femminile, la cui parte esterna è costituita da alcune pieghe cutanee, chiamate grandi e piccole labbra, che formano la vulva, dove si trova l’orifizio di accesso alla vagina.

La vulva è situata nella parte inferiore dell’addome, tra le gambe e la vagina è il canale che permette agli spermatozoi, depositati dal pene, di arrivare fino all’utero.

L’utero è un organo a forma di sacca vuota, in cui crescerà, nel periodo della gravidanza, il nuovo essere formatosi dall’unione dell’ovulo e dello spermatozoo. Dall’utero si dipartono le due tube di Falloppio. Ognuna di esse, che è in comunicazione con un’ovaia, è il prolungamento di una specie di imbuto che raccoglie gli ovuli e li conduce all’appuntamento con gli spermatozoi. Il diametro degli ovuli, più grande che non in altre cellule, misura un decimo di millimetro. L’ovulo contiene molto materiale di riserva, che servirà all’ulteriore sviluppo dell’embrione sorto dalla cellula uovo, cioè dall’ovulo fecondato dallo spermatozoo.

La fecondazione.

L’unione dell’ovulo con lo spermatozoo avviene all’interno dell’apparato riproduttore femminile, quando un uomo e una donna si uniscono sessualmente. Gli spermatozoi dall’interno del pene arrivano alla vagina e, da lì, passano all’utero. Ma per fecondare un solo ovulo, dal pene partono circa 400 milioni di spermatozoi, ma solo alcune migliaia arriveranno all’utero e, una volta lì continueranno la loro ricerca fino a trovare il passaggio che li porterà alle tube di Falloppio, dove avviene la fecondazione. Se non trovano alcun ovulo entro 48 ore, moriranno; ma se incrociano un ovulo sulla loro strada, un solo spermatozoo, il primo in ordine di arrivo, potrà oltrepassare la membrana della cellula femminile. La vita di un bebè ha inizio quando l’ovulo materno, fecondato dallo spermatozoo del padre, prosegue il cammino attraverso la tuba di Falloppio fino ad arrivare all’utero. Nel frattempo si è già diviso in due cellule identiche, queste due diventeranno in breve quattro, poi otto, 16, 32, 64, 128 e così via, fino a formare una solida pallottola di cellule, chiamata morula, grande quanto la capocchia di uno spillo. La morula si nutre delle sostanze di riserva convenute nell’ovulo. Dopo setto/otto giorni la morula si impianta, cioè rimane attaccata alle pareti dell’utero. A questo punto l’embrione si è fissato nell’utero materno e possiamo dire che la donna è incinta.

Da adesso in poi parliamo di embrione umano, che corrisponde alla prima fase di un nuovo essere. Da lì a tre mesi il nuovo essere riceverà il nome di feto. Via via che l’embrione cresce, anche l’utero si ingrandisce per poterlo contenere. Il nuovo essere riceve alimento attraverso la circolazione sanguigna della madre, per mezzo di un importante canale. Si tratta del cordone ombelicale che mantiene il feto unito alla madre. Per diversi mesi il feto non ha tratti fisici ben differenziati, e nessuno può dire con certezza se si tratta di un maschietto o di una femminuccia. Il motivo è che dei 23 cromosomi di ciascun gamete solo uno determina il sesso: il cromosoma X portatore dei caratteri femminili, o il cromosoma Y portatore dei caratteri maschili.

Gli ovuli non contengono mai cromosomi Y: un ovulo sarà sempre X. Gli spermatozoi, al contrario, possono essere X e Y (metà e metà). Quindi, se un ovulo si unisce con uno spermatozoo X nascerà un bebè XX che sarà femmina. Se invece lo spermatozoo contiene un cromosoma Y nascerà un bebè XY cioè maschio. In definitiva è il cromosoma maschile che decide il sesso del nascituro.

Perché assomigliamo ai nostri genitori?

Fin dal momento del concepimento, i figli ricevono un’eredità biologica dai genitori. Ciò dipende dal fatto che sia l’ovulo materno che lo spermatozoo paterno hanno nel loro nucleo 23 cromosomi, portatori dell’eredità genetica della madre e del padre. Entrambi i gameti formano una nuova cellula, lo zigote, che ha già 46 cromosomi, come pure tutte le altre cellule umane che si formeranno via via da questo zigote. I cromosomi saranno cioè una specie di fotocopia dei gameti. E’ questo il motivo per cui noi figli abbiamo, chi più chi meno, tratti simili a quelli dei nostri ascendenti. La cellula uovo da cui proveniamo ha ricevuto informazioni genetiche da una cellula materna (ovulo) e da un’altra paterna (spermatozoo).