Giovanni Boccaccio
Il Periodo Napoletano
Fondamentale per la sua maturazione artistica fu il soggiorno a Napoli (1327-1340). Qui, alla corte di Roberto d'Angiò, Boccaccio entrò in contatto con la cultura raffinata e aristocratica, innamorandosi di "Fiammetta" (forse Maria d'Aquino, figlia del re).
In questo periodo scrisse opere che fondono tradizione cavalleresca e influenze classiche, come il Filocolo, il Filostrato e il Teseida, gettando le basi per la sua rivoluzione linguistica e narrativa.
Il Decameron
Tornato a Firenze, Boccaccio visse l'orrore della peste del 1348, evento che divenne la cornice narrativa del suo capolavoro: il Decameron. Composto tra il 1349 e il 1353, il libro raccoglie 100 novelle raccontate da dieci giovani (sette donne e tre uomini) rifugiatisi in campagna per sfuggire al contagio.
L'opera è considerata il fondamento della prosa italiana moderna e un omaggio all'intelligenza umana, alla fortuna e alla multiforme varietà della vita, celebrando il passaggio dalla visione medievale a quella umanistica.
E' una raccolta di cento novelle raccontate a turno in dieci giorni (il titolo tradotto dal greco significa appunto “dieci giorni”), da sette ragazze e tre ragazzi.
Questi, dopo il loro incontro avvenuto nel 1348 nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze mentre infuria la peste, decidono di allontanarsi dalla città invasa dal contagio e di trascorrere due settimane in campagna.
Qui parte del tempo è dedicata alla narrazione di alcune storie.
Ogni giorno viene eletto un re o una regina che fissa il tema della giornata al quale devono attenersi tutti i dieci ragazzi, ad eccezione di Dioneo, il più divertente.
A Dioneo è concesso di raccontare sempre l’ultima storia scegliendo un tema a suo piacimento.
Negli ultimi anni, grazie all'amicizia con Francesco Petrarca, si dedicò a studi eruditi in latino e al commento della Divina Commedia di Dante. Morì a Certaldo nel 1375.
LO STILE
Boccaccio si distingue da Dante e Petrarca per uno stile letterario differente: infatti è centrato sulle tematiche terrene, con un relativo disinteresse riguardo le questioni religiose, morali e politiche.
Nel Decamerone descrive con grande abilità vari personaggi e le rispettive passioni, creando una visione della vita sotto tutti i punti di vista.
Il Boccaccio tenta di concludere le sue storie con un lieto fine: infatti, per quanto riguarda il Decamerone, lasciando raccontare l’ultima novella al più divertente del gruppo, fa sì che anche nelle giornate in cui è stato prestabilito un tema triste, ci sia sempre un lieto fine.
Questa opera è stata la prima a narrare un fatto realmente accaduto, la peste; infatti le raccolte precedenti erano basate soprattutto su elementi fantastici.
La struttura narrativa utilizzata da Boccaccio è piuttosto complessa: c’è infatti un narratore di primo grado, lui stesso, che racconta senza esserne il personaggio, la storia dei dieci ragazzi. Sono proprio i ragazzi ad essere i narratori di secondo grado, raccontando le loro storie.
L’opera è costituita da due nuclei principali: il mondo cavalleresco a aristocratico ormai al tramonto, e la società borghese e cittadina.
Boccaccio guarda con nostalgia al periodo cavalleresco del passato, tanto che le novelle che trattano quel periodo si trovano alla fine della raccolta, proprio per contrapporre gli ideali cavallereschi ai vizi della società borghese.
È però la borghesia la protagonista: viene rappresentata nei suoi diversi livelli e in aspetti positivi e negativi.
Nel Decamerone sono racchiusi vari tipi di novella, poiché sarebbe stato impossibile ricondurre tutte le cento novelle ad un unico schema preciso.
Si può parlare di novella-azione, vale a dire una sequenza di fatti ordinati cronologicamente e i personaggi che si muovono al loro interno.
Novella-romanzo, perché si prende molto in considerazione la mente dell’uomo e i sentimenti che lo spingono verso nuove avventure.
Novella-esemplare: il personaggio, anche nelle situazioni più complicate, utilizza i suoi valori per risolverle, agendo da esempio.
Inoltre c’è un gran senso dell’inganno: spesso si ricorre a bugie e tranelli studiati nei minimi dettagli per mettere in difficoltà l’antagonista.
Con il Decamerone, Boccaccio, oltre a perfezionare il genere novellistico, ha anche elaborato una particolare lingua letteraria, nella quale si intrecciano i livelli più alti della scala sociale e quelli più bassi.
Grazie al suo stile, il Boccaccio ha ispirato molti autori dei secoli successivi.