Carlo Levi
Cristo si è Fermato a Eboli

Sintesi del racconto

L'autore narra in prima persona vicende realmente accadute in un mondo solitario e primitivo, lontano da quello civilizzato, eppure appartenente allo stesso dannatissimo Stato: l'Italia fascista.

Il racconto ha inizio quando, dopo aver trascorso alcuni mesi a Grassano, il confinato Carlo Levi, medico e pittore affermato, viene trasferito in Lucania, a Gagliano; questo è un paese di montagna ai confini del mondo, abitato solo da cafoni, contadini poveri e ignoranti, vittime dello Stato fascista.

Il letterato che giunge qui sconvolge la loro vita abitudinaria ed essi lo accolgono benevolmente, come se fosse una divinità; persino le autorità fanno a gara per invitarlo a cena, perché tutti gli attribuiscono un grande potere.

Levi infatti è un uomo acculturato, buono d'animo che conosce la medicina e le arti; la sua figura mette in suggestione gli umili personaggi del villaggio che cercano in lui una protezione e una guida per fronteggiare lo strapotere dello Stato. Dopo essersi ambientato e aver scoperto che anche nei cafoni, sotto l'aspetto brutale e le mani rovinate dal lavoro, ci sono uomini bisognosi d'aiuto, il Poeta prende coraggiose decisioni e diviene il medico del paese.

Egli svolge la sua attività gratuitamente, ma col massimo impegno, e ottiene il rispetto e l'amore reverenziale di tutti, soprattutto il podestà e le famiglie più illustri del paese lo accontentano nei suoi desideri perché questi prenda le loro parti nella guerra tra clan... Il paese è infatti diviso in cosche che detengono il potere e cercano ogni mezzo per affermarsi l'una ai danni dell'altra; alla base ci sono risentimenti che risalgono alla notte dei tempi.

Levi, durante i suoi mesi di esilio, conosce a fondo la società contadina e può valutare con un'ottica nuova la politica del fascismo. Gagliano è un paese al di fuori dalla realtà del resto d'Italia, paese in cui l’innovazione e le scienze moderno non sono ancora arrivate, dove solamente le persone benestanti potevano assicurarsi le cure mediche e l’istruzione obbligatoria non esisteva. Levi si occupa di curare i malati, e nonostante la carenza di mezzi e l’invidia dei “colleghi”, riesce benissimo nel suo lavoro. I contadini per sfogare il malessere che da troppo tempo si portano dentro, scelgono la via del teatro, mettendo in scena degli spettacoli che coprono di ridicolo il podestà e l’intera Roma; ma nulla cambia.

Nel paese sono poche le botteghe di artigiani ma ci sono ben tre parrucchieri, anche se solamente uno lavora effettivamente. E ci lavora un giovane che è il simbolo degli emigranti…Trasferitosi in America in cerca di fortuna, si è arricchito ma non si è mai integrato con il paese ospitante, così tornato in patria si è sposato ed ora si ritrova povero come prima ma con più bocche da sfamare.

Per i cafoni non esiste nemmeno la speranza nel futuro perché la religione, come la storia, il progresso e lo stesso tempo, che a Gagliano non scorre mai, si sono fermati prima; lo stesso Cristo si sarebbe fermato a Eboli, tra Salerno e l’Appennino e non si sarebbe curato dei suoi figli più sfortunati. Anche per questo nel paese avevano ancora fondamento una serie di miti e storie sulle streghe e sugli spiriti che oramai facevano parte delle leggi che nessuno poteva mettere in discussione perché frutto di secoli di tradizioni. La vita nel paese scorre monotona, scossa solamente da feste o dall’arrivo di qualche viandante.

Levi, durante il trascorrere del periodo d’esilio, scrive lettere alla famiglia sempre con il veto del podestà, dipinge, riceve la visita di sua sorella, va a Torino con un permesso speciale, scrive un trattato con le soluzioni dei problemi di Gagliano, ritorna a Grassano per qualche giorno e riceve molti inviti da persone illustri. Ma quando riceve la notizia di essere libero e di poter tornare a casa, lo fa a malincuore e senza fretta, ripromettendosi di ritornare a Gagliano per rivedere prima o poi quello che ormai era anche il suo mondo. Questa promessa però non la mantenne mai, nemmeno dopo molti anni.

Nuclei tematici

Il Nazifascismo

Il confino dell’autore

La situazione contadina

Personaggi

Non ci sono personaggi oltre all’autore stesso per cui raccontare le caratteristiche del personaggio sarebbe come riscrivere un piccolo riassunto del testo.

Collocazione spazio – temporale degli avvenimenti

Le vicende si svolgono perlopiù a Gagliano, un paese della Lucania dove regna il tradizionalismo e dove il progresso non è ancora arrivato. Levi si trova davanti ad una realtà contadina dove i cafoni ( gli “stupidi” braccianti) erano succubi del potere del podestà.

La vicenda si svolge nel 1935, nel periodo che vide l’apice delle idee fasciste.

Ideologie dello scrittore

Carlo Levi riesce a dare ottimamente il quadro della situazione dell’epoca esprimendo in maniera significativa la situazione di disagio dei cafoni; la loro ignoranza li porta ad essere succubi del potere del podestà in primis, ma più in generale dello Stato.

Lo scopo che, a mio parere, l’autore si è prefissato ( e che ha raggiunto pienamente ), è stato quello di far emergere il grande gap esistente tra nord e sud, una realtà così diversa ma così vicina. Una situazione che i cafoni non potevano e forse non volevano cambiare anche perché ancora profondamente fondati sulla politica del crai – domani: “domani si vedrà, domani sarà meglio, tutto si risolverà da se; e, se questo non accadrà, io non potò fare niente per evitarlo!”

Ho trovato molte analogie con il libro “Fontamara” di Ignazio Silone anche se quest’ultimo, a differenza del primo, è meno riflessivo e più coinvolgente per la più intensa successione di fatti.