Stevenson
Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde

Il signor Utterson, il legale, era una persona dall’aspetto ruvido, mai illuminato da un sorriso; gelido, reticente, impacciato nel conversare, riluttante al sentimento, esile, allampanato, malmesso, tetro. Nonostante tutto queste sue caratteristiche, però, sapeva trasmettere a chi gli era vicino qualcosa di amabile.

Durante una passeggiata con un parente, il signor Richard Enfield, capitò davanti ad un portone scolorito, che ricordava all’amico un’avventura di qualche tempo prima. Così questi iniziò a raccontare a Utterson di una notte d’inverno nella quale aveva assistito ad una scena spaventosa: mentre stava rincasando dopo un viaggio vide un uomo scontrarsi con una bambina. L’aveva calpestata, ma ciò nonostante se ne era andato lasciandola urlante a terra.

Einfield iniziò ad inseguire il bruto e quando lo prese lo minacciò di far scoppiare uno scandalo. Di fronte a questa minaccia, l’uomo si trovò costretto a dare il denaro, ma, visto che si trattava di una somma notevole, si recò a quella porta e dopo poco era ritornato con un assegno firmato da un’altra persona. All’inizio tutti i presenti pensavano che la firma fosse falsa, ma si sbagliavano.

Alla fine del racconto, Einfeld confidò al legale il nome dell’individuo: un certo signor Hyde, ma a questo punto i due si salutano, ripromettendosi di non palrarne più.

Una volta rincasato, il signor Utterson si ricordò di aver già sentito quel nome e, controllando tra le sue carte, lo ritrovò nominato come unico beneficiario del testamento del suo amico Jekill. Incuriosito da questo caso, si rivolse al dottor Lanyol, un suo conoscente, senza però ricavare nessuna ulteriore informazione.

Dopo una notte insonne, il legale decide di indagare sul misterioso signor Hyde appostandosi ogni qualvolta gli sia possibile alla porta scolorita, nella speranza di incontrare quell’uomo.

Dopo qualche notte di continui appostamenti, finalmente riuscì ad incontrare e a parlare con questa misteriosa figura. Hyde é un uomo piccolo e vestito in modo usuale, ma il suo aspetto trasmette qualcosa di spiacevole. I due hanno una breve conversazione, durante la quale Utterson riesce a vedere il volto di Hyde. Utterson si accorge che la caratteristica più evidente in quell’uomo é il senso di spiacevolezza che trasmette, forse per colpa del suo sorriso ripugnante o per la voce rauca e sibilante.

Finita la conversazione con questo spiacevole individuo, il legale decide di recarsi a casa di Jekill, ma non lo trova a casa.

Parlando con i domestici di casa Jekill, viene a sapere che tutti hanno l’obbligo di obbedire a questo fantomatico mister Hyde, anche se in genere non lo incontrano mai, perché entra e esce solo dal laboratorio. Anche questo fa giungere alla conclusione che Hyde sia una specie di ricattatore di Jekill, magari per qualche colpa commessa quando era giovane.

Dopo qualche settimana, il legale viene invitato a cena da Jekill e ha l’occasione di parlargli. Subito chiede qualcosa riguardo al signor Hyde, ma l’amico é riluttante a parlarne e non riesce a spere nulla al proposito.

Dopo un anno, in cui Hyde non si fece più vedere, nell’ottobre del ’18, venne compiuto un terribile delitto sotto gli occhi di una donna. Questa riferisce di aver visto un uomo con i capelli bianchi avvicinarsi ad un altro signore, striminzito, che capì essere Hyde, dopo poco, quest’ultimo aggredì con spaventoso accanimento l’altro, colpendolo ripetutamente con il bastone e calpestandolo con violenza. La testimone era poi svenuta ed al suo risveglio l’uomo se n’era andato, lasciando una poltiglia orrenda che una volta era un essere umano.

I poliziotti sul corpo non trovarono nulla di significante a parte una lettera con l’indirizzo del signor Utterson. Quindi lo fecero chiamare. Il legale riconobbe subito la vittima: si trattava del signor Danvers Carew, persona rinomata.

L’investigatore lo mise al corrente di tutti i fatti, cercando un aiuto ed Utterson li condusse al portone dove aveva parlato con Hyde. Purtroppo nell’alloggio non trovarono nulla di interessante, se non i segni di una ricognizione molto frettolosa. Nel camino c’erano dei foglietti bruciacchiati, e tra i resti l’ispettore riconobbe un libretto degli assegni. L’assassino era quindi senza denaro e per procurarselo avrebbe dovuto recarsi in banca. Quindi, convinto che questo bastasse, l’investigatore fece mettere sotto sorveglianza l’edificio.

Più tardi il legale decise di far visita a Jekill. Quest’ultimo lo ricevette nella vecchia sala d’anatomia che aveva trasformato in laboratorio di chimica. I due iniziarono a colloquiare, e il dottore assicurò all’amico che Hyde era scomparso dalla sua vita e che d’ora in poi non se ne sarebbe più sentito parlare. Inoltre confida di aver ricevuto una missiva che é indeciso se consegnare alla polizia. La lettera era firmata da Edward Hyde e comunicava concisamente che il benefattore dello scrivente, il dottor Jekill, non doveva preoccuparsi della sua sicurezza personale perché aveva via di scampo su cui contare. Dichiarò di aver bruciato la busta, ma non sarebbe servita perché la lettera era stata consegnata a mano. La missiva fu lasciata ad Utterson per sicurezza.

Uscendo, il legale incontrò Poole, il maggiordomo, e scoprì che la lettera non era arrivata tramite posta, ma doveva essere giunta tramite la porta del laboratorio, forse l’aveva scritta nello stesso studio.

Cercò quindi l’aiutante di Jekill, il signor Guest, che era un piccolo esperto di grafologia e gli mostrò la lettera. Vedendo quella calligrafia, l’uomo dichiarò che non era stato scritto da un pazzo, nonostante fosse strana. Aggiunse che esisteva un’analogia tra la scrittura di quel individuo e quella di Jekill, addirittura identiche per alcuni versi. Così Utterson sospettò che il suo amico volesse coprire l’assassino, arrivando pure a falsare la lettera.

Passò del tempo e anche se era stata posta una grossa taglia per Hyde, non venne catturato e poco a poco tutti si dimenticarono dell’assassinio del signor Carew. Nel frattempo, sembrò che Jekill fosse sorto a nuova vita. Aveva ripreso a uscire e le vecchie amicizie di un tempo, tornando a essere un ospite consueto.

L’8 gennaio Utterson fu a casa del dottore, in una cena fra intimi. C’era anche Lanyon e tutto sembrava come in gioventù, quando formavano un terzetto inseparabile.

In seguito però, l’avvocato non fu ricevuto da Jekill per alcuni giorni. Così decise di andare a parlare con Lanyon, ma rimase stupito dall’aspetto del suo amico: tutto ossa, cereo, calvo e invecchiato. Inoltre i suoi occhi sembravano rivelare terrore, come se il dottore aspettasse la morte.

Utterson si insospettì ancor di più, quando, accennando a Jekill, l’espressione di Lanyon cambiò e dichiarò di non voler più sentir nominare fino alla morte, ormai vicina, quell’individuo che considerava morto e sepolto. Non aggiunse altro a questo, ma nel momento della sua morte lasciò una lettera per il legale, “da leggere dopo la morte del dottor Jekill”. Anche se tentato, per rispetto verso l’amico, Utterson rispettò la volontà dell’amico defunto.

L’avvocato tentò di rivedere il dottore, ma ormai quest’uomo rifiutava sempre le sue visite e viveva in totale eremitismo; quindi, a poco a poco, diradò la frequenza delle sue visite.

Un po’ di tempo dopo, Utterson e suo cugino, il signor Einfield, passarono davanti alla porta del mistero. Decidono di entrare nel cortile, essendo quella la seconda entrata della casa di Jekill, con la speranza di vederlo.

Così accade e i tre iniziano a parlare, quando ad un certo punto, il viso del dottore si trasformò in una smorfia e subito scomparì chiudendo la finestra. I due rimangono molto scossi dall’accaduto, soprattutto il legale, che qualche sera dopo ricevette una visita da Poole.

Il maggiordomo confidò che il suo padrone non usciva dal laboratorio e lo mandava frequentemente a cercare delle sostanze chimiche ben precise. Era inoltre convinto che il suo padrone fosse morto, e che quello da cui riceveva ordini fosse il suo assassino, in quanto sia la voce sia l’andatura erano molto diversi da quelli di Jekill. Inoltre, il maggiordomo riferì di averlo sentito piangere disperatamente.

Sconvolto da tutte queste notizie, Utterson si recò a casa del dottore, dove trovò tutta la servitù preoccupata e spaventata. Decise quindi di aprire la porta dello studio sfondandola.

Dopo averla aperta trovò a terra lungo disteso il corpo di Hyde. Annusando l’aria dello studio, si accorse di sentire un forte odore di mandole e capì che l’uomo si era appena suicidato.

Dopo aver cercato invano il corpo di Jekill, ritrovano una busta per l’avvocato, che torna a casa per leggerla con calma.

Per prima aprì quella lasciata dall’altro defunto, Lanyon, dove trovò una lettera di Jekill nella quale era contenuta la richiesta di un favore per l’amico, cioé di andare a casa sua e prendere alcune sostanze da un cassetto. Un uomo, verso la mezzanotte sarebbe venuto a cercarle. E così successe. Dopo aver trafficato un po’ con gli elementi prelevati da Lanyon, questo aveva bevuto una soluzione e sotto i suoi occhi si era trasformato in Jekill. L’uomo era rimasto così scosso dal racconto seguente che si ammalò e poco dopo morì.

Poi aprì l’altro plico. Vi era contenuta una relazione sull’accaduto scritta dal dottore. Incominciava parlando della sua vita, che era stata sempre segnata da una doppiezza di carattere. Questo l’aveva portato a riflettere e dopo molti studi aveva realizzato una pozione che era in grado di separare i lati nascosti di sé.

Questa aveva funzionato, ma negli ultimi tempi qualcosa stava cambiando. Se all’inizio era facile ritrasformarsi a piacere, nelle ultime settimane questa trasformazione avveniva spontaneamente, così che per arginare il fenomeno, doveva ricorrere a doppie o triple dosi della droga.

Purtroppo non era riuscito a rintracciare tutti gli elementi che gli servivano per fabbricarla e così era destinato a rimanere Hyde, anche se lui, braccato dalla polizia, aveva un forte desiderio di suicidarsi. Jekill sentiva che le due personalità lottavano continuamente e non sapeva che fine avrebbe fatto Hyde, ma dichiarava di sapere che fine aveva fatto Jekill: morto alla fine di quella triste confessione.