Relazione
Afghanistan: il ritorno dei talebani e il fallimento dell’Occidente

L’Afghanistan non esiste più, o almeno non con questo nome. Nessuno si aspettava una resa così rapida. La capitale Kabul – circa 4 milioni e mezzo di abitanti – è caduta in poche ore, il presidente Ghani è fuggito all’estero, prima in Tagikistan e poi in Uzbekistan, “per evitare ai cittadini un bagno di sangue” ha detto; i diplomatici avevano già iniziato a lasciare gli uffici nei giorni scorsi. Dopo 20 anni di guerra il Paese torna in mano ai talebani.

Chi sono i talebani

Talebani nella lingua Pashtu significa “studenti”: sono fondamentalisti islamici armati che si rafforzarono come gruppo organizzato militarmente durante la resistenza contro l’invasione sovietica dell’Afghanistan, negli anni Ottanta. Usciti vincitori dalla guerra civile, a metà degli anni 90 instaurarono un regime teocratico basato su una interpretazione estremista dell'Islam e sull'applicazione della sharia, la legge coranica. Sotto il loro controllo le donne erano sottoposte a un regime di segregazione e violenza, non potevano per esempio lavorare all'esterno delle mura domestiche, fatta eccezione per alcuni medici e infermiere, dovevano essere accompagnate da un mahram, un parente maschio, per uscire di casa, avevano l’obbligo di indossare il burqa, un velo integrale che copre anche il viso. 

I talebani sono saliti al potere in Afghanistan nell’Autunno del 1994.
Il ritiro delle truppe sovietiche, la caduta del presidente Mohammed Najibullah (sostenuto dai sovietici) e la salita al potere dei mujiahidin non hanno portato alla fine della guerra in Afghanistan. Infatti gli scontri tra le diverse fazioni del movimento dei mujiahidin hanno causato un lungo periodo di lotte civili nel Paese. Per porre fine al caos da esse causato è salito al potere un movimento, quello dei talebani, che, approfittando della situazione, ha imposto al popolo delle pesanti restrizioni.

I rapporti tra i talebani e la Comunità Internazionale sono iniziati a peggiorare nel 1998, quando gli Stati Uniti hanno reagito ai due attentati alle loro ambasciate in Kenya e in Tanzania, bombardando le basi afgane di Osama Bin Laden, il presunto mandante... Il gruppo di terroristi islamici responsabile della strage dell’11 settembre apparteneva alla setta Anatema, cioè la più violenta e segreta del fondamentalismo islamico, meglio conosciuta come “Takfira”.

Gli Stati Uniti guidati dal presidente repubblicano George W. Bush decisero di intervenire militarmente, disperdendo i talebani e instaurando a Kabul un nuovo governo che si insediò dopo l’approvazione di una nuova costituzione e le elezioni presidenziali dell'ottobre 2004, le prime libere nella storia dell’Afghanistan vinte da Hamid Karzai.

Nel 2009 il presidente democratico Barack Obama approvò un consistente aumento delle truppe nel Paese, portandole a 140mila uomini, per stroncare il tentativo dei talebani di riorganizzarsi.

Nel 2011 le forze speciali americane, i Navy Seals, catturarono e uccisero il leader di al Qaeda, Osama Bin Laden, che si era rifugiato in Pakistan, ad Abbottabad. Ma gli attacchi dei talebani sono continuati e dal 2015, un anno dopo la fine della missione di combattimento della Nato, hanno ricominciato a conquistare terreno e forza.

Domenica 15 agosto 2021 Kabul è caduta, l’Afghanistan è nelle mani dei talebani. Dopo 20 anni di intervento militare americano e della Nato, il gruppo fondamentalista islamista è riuscito a riconquistare tutto il Paese in dieci giorni, incontrano quasi nessuna resistenza da parte dell’esercito regolare afghano, foraggiato con 87 miliardi di dollari dagli Usa in due decenni.
La conquista della capitale con la fuga del presidente Ashraf Ghani ha scatenato il panico tra i civili che hanno collaborato con gli occidentali e temono le ritorsioni e il ritorno alle brutali regole del regime islamista caduto nel 2001 grazie all’intervento americano.
Il ritiro di tutte le truppe straniere sarebbe dovuto avvenire entro l’11 settembre, così aveva deciso il presidente americano Joe Biden, dopo 20 anni di guerra e un accordo siglato nel febbraio del 2020 a Doha dalla precedente amministrazione Trump con cui i talebani si impegnavano a non permettere che il Paese diventasse di nuovo una base operativa del terrorismo internazionale per colpire l’Occidente.
In cambio, gli Stati Uniti hanno fatto liberare più di 5mila prigionieri dalle carceri afghane, comandanti talebani ma anche leader jihadisti.
Il ritiro delle truppe internazionali ha riacceso il conflitto: in dieci giorni i talebani hanno riconquistato tutte le province afghane ad eccezione del Panshir. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e gli altri Paeshanno evacuato il proprio personale diplomatico e alcuni interpreti e collaboratori. Ma migliaia di afghani temono per la propria vita e molti si sono riversati all’aeroporto di Kabul, nel caos.
Secondo l’alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, da gennaio più di 250mila afghani hanno lasciato le loro case, sfollati interni che vanno ad aggiungersi agli oltre 4 milioni di afghani che sono già fuggiti dal Paese, in maggioranza nel vicino Iran o in Pakistan.

Sicuramente assisteremo è una valanga umana di profughi che proverà in ogni modo a lasciare il Paese. Per la quale serviranno, per anni, ancora ingenti aiuti umanitari.

Chi comanda ora in Afghanistan 

Domenica 15 agosto 2021, dopo una rapida avanzata che li ha visti conquistare tutte le province del Paese ed eccezione del Panshir, quasi senza dover sparare un colpo, i talebani sono entrati a Kabul, nel palazzo presidenziale e negli altri edifici del governo. L’ex presidente Ahraf Ghani è scappato in aereo senza rilasciare dichiarazioni e senza alcun discorso alla nazione. A prendere il potere ora saranno i capi talebani. Haibatullah Akhundzada è stato nominato leader supremo dei talebani dopo che nel 2016 gli Stati Uniti hanno ucciso il suo predecessore, il mullah Mansour Akhtar. Ma a prendere le redini del governo a Kabul potrebbe essere Abdul Ghani Baradar, il capo politico dei talebani e co-fondatore del movimento, liberato da una prigione pakistana su richiesta degli Stati Uniti meno di tre anni fa. Baradar ha firmato l’accordo di Doha con gli americani nel febbraio 2020, che ha aperto la strada verso la vittoria totale dei talebani. Altri due leader talebani influenti sono il mullah Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei talebani il mullah Omar: Yaqoob sovrintende alle operazioni militari del gruppo. Poi c’è Sirajuddin Haqqani, figlio del comandante dei mujaheddin Jalaluddin Haqqani. Il network Haqqani gestisce gli interessi del gruppo al confine tra Pakistan e Afghanistan.

Il ruolo dell’Italia nella guerra in Afghanistan

L’Italia è entrata in guerra accanto agli alleati Nato il 30 ottobre del 2001. Il presidente del consiglio era Silvio Berlusconi. L’impegno militare è durato 20 anni ed è stata la guerra più lunga combattuta dagli italiani, costata almeno 8,5 miliardi di euro e soprattutto 53 vite umane.
La base operativa del contingente italiano era a Herat, caduta nelle mani dei talebani due giorni fa. Appena poche settimane prima, il 12 luglio, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini aveva annunciato il ritiro di tutti i soldati italiani in anticipo rispetto al previsto.

Perchè gli Americani hanno deciso di trattare con i talebani

La guerra in Afghanistan è stata la guerra più lunga combattuta dagli americani e ha attraversato quattro presidenze: iniziata con il repubblicano George W. Bush, è proseguita con il democratico Barack Obama. L’arrivo del repubblicano Donald Trump alla presidenza nel 2016 ha impresso una svolta: “Le grandi nazioni non possono combattere guerre senza fine”, disse, promettendo il ritiro delle truppe Usa dal Paese.
L’uscita dall’Afghanistan, secondo Trump, passava per i negoziati con i talebani. Nel febbraio 2020, dopo quasi due anni di trattative, gli Stati Uniti hanno concluso a Doha un accordo che li impegnava a ritirarsi dal Paese in cambio dell’assicurazione da parte dei talebani che l’Afghanistan non sarebbe più stata la piattaforma per il terrorismo internazionale.

Chi comanda ora in Afghanistan 

Domenica 15 agosto 2021, dopo una rapida avanzata che li ha visti conquistare tutte le province del Paese ed eccezione del Panshir, quasi senza dover sparare un colpo, i talebani sono entrati a Kabul, nel palazzo presidenziale e negli altri edifici del governo. L’ex presidente Ahraf Ghani è scappato in aereo senza rilasciare dichiarazioni e senza alcun discorso alla nazione. A prendere il potere ora saranno i capi talebani. 
Haibatullah Akhundzada è stato nominato leader supremo dei talebani dopo che nel 2016 gli Stati Uniti hanno ucciso il suo predecessore, il mullah Mansour Akhtar.
Ma a prendere le redini del governo a Kabul potrebbe essere Abdul Ghani Baradar, il capo politico dei talebani e co-fondatore del movimento, liberato da una prigione pakistana su richiesta degli Stati Uniti meno di tre anni fa. Baradar ha firmato l’accordo di Doha con gli americani nel febbraio 2020, che ha aperto la strada verso la vittoria totale dei talebani.
Altri due leader talebani influenti sono il mullah Mohammad Yaqoob, figlio del fondatore dei talebani il mullah Omar: Yaqoob sovrintende alle operazioni militari del gruppo.
Poi c’è Sirajuddin Haqqani, figlio del comandante dei mujaheddin Jalaluddin Haqqani. Il network Haqqani gestisce gli interessi del gruppo al confine tra Pakistan e Afghanistan.

Intanto la Cina, che confina con l’Afghanistan, ha fatto sapere di rispettare il diritto del popolo afghano a determinare in modo indipendente il proprio destino ed è disposta a continuare a sviluppare relazioni amichevoli e di cooperazione