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I Maestri del Costruire: L'Arco e gli Acquedotti Romani

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"Quella dei Romani è stata la più grande civiltà che abbia costruito archi e acquedotti. Lo hanno fatto più di duemila anni fa, ovviando alla mancanza di tecnologia moderna con incredibili soluzioni idrauliche e meccaniche."

I Romani non avevano la nostra tecnologia, ma furono pionieri nell'uso di materiali e tecniche costruttive. La loro abilità si manifestò soprattutto nell'uso magistrale dell'arco e nella realizzazione di infrastrutture idriche monumentali che ancora oggi sfidano il tempo.

L'Arco: Struttura e Tipologie

Chiamasi "arco" una linea curva che poggia su due elementi verticali, di solito stipiti o colonne. La sua forza risiede nella capacità di scaricare il peso lateralmente sui piedritti.

  • A pieno centro (tutto sesto): la curva è una semicirconferenza.
  • Acuto: costituito da due archi che s'intersecano formando un vertice.
  • Rampante: appoggia su due elementi d'altezza diversa.
  • Altre forme: rialzato, a ferro di cavallo o lobato.

Vocabolario dell'Arco

  • Spalle o piedritti: sostegni verticali che ricevono la pressione.
  • Corda o luce: distanza fra i piedritti.
  • Intradosso: superficie curva inferiore.
  • Estradosso: superficie curva superiore.
  • Chiave: il cuneo centrale che "chiude" la struttura e ne permette la stabilità.
  • Freccia: distanza verticale tra corda e sommità dell'intradosso.

L'Arco Trionfale: Celebrazione della Gloria

L'arco onorario o trionfale era destinato a celebrare le vittorie militari. Caratterizzato da una struttura a parallelepipedo, poteva presentare uno o tre fornici (passaggi). Presenta solitamente iscrizioni dedicatorie e decorazioni scultoree che narrano le gesta del condottiero.

L'Arco di Tito (81 d.C.)

Eretto alle pendici del Palatino per celebrare la vittoria nella guerra giudaica. È celebre per la prima apparizione del capitello composito (unione di ionico e corinzio). I suoi rilievi sono fondamentali per la storia dell'arte perché riescono a esprimere il movimento e la profondità spaziale, narrando il trasporto del bottino del tempio di Gerusalemme.

L'Arco di Costantino (315 d.C.)

Situato accanto al Colosseo, è il più grande arco superstite. È un vero "mosaico" di arte romana, poiché integra rilievi provenienti da monumenti di imperatori precedenti (Traiano, Adriano, Marco Aurelio). Rappresenta la testimonianza del passaggio verso uno stile più tardo-antico e la volontà di collegare la figura di Costantino ai grandi imperatori del passato.

Gli Acquedotti: Le Arterie di Roma

La tecnica della costruzione degli acquedotti raggiunse con i Romani livelli insuperabili. Sviluppando l'esperienza etrusca, crearono condotti impermeabilizzati con pozzi d'aerazione. Per mantenere la pendenza costante, utilizzarono l'arco per creare ponti sopraelevati maestosi.

Il Sistema degli Acquedotti Romani

In età imperiale, undici acquedotti rifornivano Roma. Ben sette passavano nella zona tra la Via Tuscolana e l'Appia Nuova, convogliando il 74% dell'acqua totale (circa 13 metri cubi al secondo). Tra i più significativi:

  • Anio Vetus: Il secondo più antico, correva quasi interamente sottoterra per motivi di sicurezza militare.
  • Acquedotto Claudio e Anio Novus: Iniziati da Caligola e terminati da Claudio, portavano acque di altissima qualità da Subiaco.
  • Acquedotto Felice: Costruito nel 1585 da Papa Sisto V riutilizzando le basi degli antichi acquedotti romani Claudio e Marcio.

Porta Furba e la Fontana di Clemente XII

Porta Furba è l'arco che sottolinea il passaggio dell'Acquedotto Felice sulla Via Tuscolana. Rivestita in blocchi di peperino e travertino, presenta chiavi di volta con teste di leone. Accanto si trova la fontana del 1733 con il celebre mascherone dalle ali di pipistrello, voluta da Papa Clemente XII per dissetare i viandanti.

In conclusione, l'ingegneria romana non fu solo una dimostrazione di forza, ma una sintesi perfetta tra utilità pubblica e bellezza monumentale. Le loro opere, costruite per durare "in eterno", continuano a essere il simbolo di una civiltà che ha saputo dominare la natura attraverso l'intelletto e il lavoro.