TEMA SVOLTO
Un Esercito di Professionisti: evoluzione, logiche storiche e contraddizioni sociali

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"La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino. Il servizio militare è obbligatorio nei limiti e modi stabiliti dalla legge." — Articolo 52 della Costituzione Italiana

Il tramonto della coscrizione obbligatoria

Le Forze Armate della Repubblica non sono più formate da tanti ragazzotti di leva, strappati all’affetto delle mamme e delle morose e mandati in posti lontani e sperduti per dodici mesi con le stellette. La transizione dal modello basato sulla coscrizione obbligatoria a un sistema interamente professionale ha segnato una svolta epocale per l'Italia, allineando il Paese alle più moderne democrazie occidentali.

Finalmente, ci si dice, avremo un esercito con gli attributi, fatto da professionisti seri e anche da soldatesse di mestiere. Proprio come avviene nei vigili del fuoco e nella polizia, la complessità degli scenari geopolitici globali richiede operatori specializzati, capaci di padroneggiare sistemi tecnologici avanzati e di operare in contesti internazionali di peacekeeping. Non sarà più una baraonda di otto milioni di baionette ma agili falangi di inesorabili Rambo, pronti a intervenire tempestivamente laddove gli interessi strategici e umanitari lo richiedano.

Un modello europeo fondato sull'intelletto

Questo cambiamento rappresenta il primo stadio di un esercito europeo, più forte e più addestrato (già altri stati come Gran Bretagna, Francia e Spagna hanno un esercito di volontari). La necessità di un'integrazione difensiva a livello comunitario impone standard qualitativi che solo una forza lavoro permanente e motivata può garantire. La figura del soldato si è così radicalmente trasformata, allontanandosi dai vecchi stereotipi novecenteschi.

Infatti, non siamo più al tempo dei romani in cui la guerra era considerata un simbolo di forza, potenza e virilità; al giorno d’oggi si dà più spazio all’intelletto ed è quindi più sensato che l’arruolamento sia una scelta propria come per qualsiasi altro impiego. La guerra moderna non si combatte più con lo scontro fisico di massa, ma attraverso la pianificazione strategica, la logistica informatizzata e la cyber-defense. Di conseguenza, anche l'attrattiva sociale della vita in caserma ha subito un mutamento: perché diciamocelo, il fascino della divisa non è più forte come un tempo, solo il 4.1% delle donne alla ricerca dell’anima gemella vorrebbero che il loro amato fosse un militare.

"La professionalizzazione delle forze armate risponde alla necessità di disporre di unità pronte, flessibili e integrabili nei dispositivi multinazionali." — Analisi dei nuovi scenari difensivi globali.

Giustizia sociale e risvolti sanitari

La fine della leva obbligatoria pone finalmente fine ad una tremenda scocciatura e ad una grande ingiustizia. Sì, perché se l’articolo 52 della Costituzione tuona che “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, non si era mai capito perché ne fosse esclusa più della metà, perché chi era affetto da “deficienza toracica”, aveva la nonna a carico oppure qualche amico nel Distretto se ne stava a casa e gli altri invece no. Il vecchio sistema, lungi dal garantire la piena uguaglianza, si scontrava spesso con favoritismi, scappatoie burocratiche e disparità di trattamento legate al genere e alla condizione sociale.

Tuttavia, l'abolizione della visita di leva ha sollevato inattese preoccupazioni di carattere sanitario e preventivo. Già da quest’ultima considerazione si potrebbe iniziare a criticare la legge: Vincenzo Mirone, andrologo, ha dichiarato che senza la naja potrebbero nascere meno bambini: secondo una statistica del ministero della Sanità, nella visita prima della leva, i dottori scoprono a 4 soldati su 10 alterazioni più o meno gravi all’apparato genitale e che, non curate, possono portare alla sterilità (!). Quello screening medico di massa rappresentava, per intere generazioni di giovani diciannovenni, l'unico vero e approfondito controllo clinico gratuito prima dell'età adulta.

Il vuoto del servizio civile e degli obiettori

Un'altra profonda criticità riguarda l'impatto sul terzo settore e sulle politiche sociali. E poi, che fine faranno gli utilissimi obiettori di coscienza? Se nessuno ti obbliga più a fare il servizio militare, non è neanche più necessario dichiararsi obiettore. La scelta di non imbracciare le armi per motivi etici, morali o religiosi aveva alimentato per decenni un sistema parallelo di assistenza sociale di valore inestimabile.

Ma il servizio civile è importantissimo: chi aiuterà gli handicappati o lavorerà in centri di recupero dei tossicodipendenti? Intere strutture pubbliche, cooperative e associazioni di volontariato fondavano la propria operatività quotidiana proprio sulla presenza dei ragazzi in servizio civile sostitutivo. Sarà necessario che lo Stato dia una risposta a queste domande, strutturando percorsi alternativi e incentivi economici in grado di attirare volontari civili su base spontanea, colmando un vuoto che rischia di colpire le fasce più deboli della popolazione.

I rischi della burocratizzazione e i costi reali

Esiste poi il forte rischio che le motivazioni alla base dell'arruolamento non siano sempre dettate da pura vocazione o spirito di servizio. Più che di professionisti, l’esercito rischia di essere pieno di gente alla ricerca del posto sicuro che sfugge alla disoccupazione, trasformando le caserme in veri e propri ammortizzatori sociali, specialmente nelle aree geografiche economicamente più svantaggiate del Paese.

In questo modo, sarà in ogni caso un esercito di Rambo all’amatriciana, che serviranno a poco ma che costeranno di più. Questa è la sola vera certezza. Il mantenimento di un soldato professionista, comprensivo di stipendio di mercato, previdenza e aggiornamento tecnologico costante, ha un impatto sui bilanci pubblici infinitamente superiore rispetto a quello di un coscritto. Non resterà infatti un ambaradam per pochi ma sarà gonfiato per far posto a compari, parenti ed elettori, assecondando le storiche dinamiche clientelari e burocratiche della macchina statale italiana.

I dati storici d'altronde parlano chiaro e mostrano la tendenza all'espansione dei ranghi: nel 1994 i militari professionisti erano già 168.065: cresceranno come i ferrovieri, i postini, gli invalidi e i forestali e diventeranno un "esercito". La grande sfida del futuro sarà quindi quella di bilanciare l'efficienza operativa e la sostenibilità economica, evitando che la professionalizzazione si traduca in un mero carrozzone assistenziale a spese dei contribuenti.