Uno degli effetti del disfacimento dell’Urss, del crollo del sistema imperiale sovietico è stato l’emergere delle istanze nazionalistiche nei paesi che facevano capo a tale sistema. L’insorgere dei nazionalismi etnici può produrre conseguenze negative per la pace e per gli equilibri europei: conseguenze già oggi rilevabili drammaticamente nella ex Jugoslavia.
La morte del comunismo, la crisi dell'Urss e la dissoluzione dell'impero sovietico in Europa centro-orientale ci riconducono per molti aspetti all'Europa del 1919. Anche oggi come allora il crollo di una grande potenza multinazionale ha improvvisamente liberato le energie nazionali che essa imprigionava all'interno delle sue frontiere e della sua zona d'influenza.
Il ritorno della questione nazionale
Dopo la parentesi della Guerra Fredda, in cui i blocchi ideologici avevano in parte congelato le spinte identitarie, il nazionalismo è tornato a essere il catalizzatore delle aspirazioni politiche in Europa. Tuttavia, la natura di questo nazionalismo nel XXI secolo presenta tratti di continuità e rottura rispetto al Novecento. Mentre in passato il nazionalismo si esprimeva principalmente attraverso la lotta per l'indipendenza territoriale, oggi si declina spesso attraverso il populismo e il sovranismo.
L'ascesa di partiti nazionalisti nei paesi dell'Unione Europea negli ultimi anni non è un fenomeno isolato, ma una risposta alla percezione di una globalizzazione che ha eroso la sovranità degli stati e le certezze identitarie dei cittadini. Il "ritorno allo Stato-nazione" viene spesso presentato come una soluzione alle crisi economiche e migratorie, ignorando però che le sfide contemporanee – dal cambiamento climatico alla sicurezza digitale – sono per loro natura transnazionali.
Dal secolo delle catastrofi alla sfida dell'integrazione
Il XX secolo, con le sue pulizie etniche e i suoi conflitti mondiali, ci ha lasciato in eredità la consapevolezza di quanto pericolosa possa essere l'ossessione per lo Stato "etnicamente puro". La lezione dei Balcani è ancora aperta: la frammentazione non porta quasi mai alla stabilità desiderata, ma apre ferite che richiedono generazioni per essere sanate. Oggi, il nazionalismo moderno deve confrontarsi con il progetto europeo: un tentativo unico nella storia di superare la logica di potenza nazionale in favore di una convivenza sovrannazionale.
Eppure, l'insoddisfazione verso le istituzioni sovranazionali alimenta nuovamente le spinte centrifughe. La storia, come osserva Sergio Romano, non è una linea retta verso il progresso, ma un percorso tortuoso dove le vecchie tentazioni nazionaliste riemergono non appena i sistemi di garanzia e di welfare globale entrano in crisi. Comprendere questo fenomeno significa riconoscere che il nazionalismo non è una reliquia del passato, ma un sintomo del malessere del presente.
Alla fine, la speranza di coniugare il locale col globale risiede nella capacità delle istituzioni di offrire riconoscimento sociale e sicurezza economica ai cittadini, rendendo superflua la ricerca di un'identità collettiva costruita sull'odio per l'"altro".