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L'età del Positivismo e la filosofia di Auguste Comte

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Lo sviluppo scientifico e la Rivoluzione industriale producono trasformazioni profonde non solo nelle strutture economiche e sociali, ma anche nella cultura e nella filosofia, con l’affermarsi del Positivismo.

Una delle caratteristiche di questa filosofia è la consapevolezza della crisi storica che devono fronteggiare la società e la cultura europee dopo la Rivoluzione francese. Vi è, tra i Positivisti, la convinzione che la rivoluzione abbia comportato una frattura rispetto alla storia precedente, che un mondo sia crollato; ciò li porta a contrapporsi ai teorici della Restaurazione. Questa critica della cultura della restaurazione, però, non implica affatto, per i Positivisti, una scelta di segno opposto, a favore di una rivoluzione che ritengono semplicemente come l’ultimo atto di una fase di crisi. Il nuovo ordine va realizzato con riforme graduali.

Il nuovo mondo non dovrebbe più porre le sue basi nella fede ma nella scienza, da cui dovrebbe scaturire una politica positiva in grado di garantire ordine e progresso. La trasformazione sociale deve collegarsi strettamente ai processi di innovazione tecnico-scientifica che rappresentano la maggiore garanzia di progresso, di emarginazione dei ceti parassitari e di affermazione delle classi produttive. I Positivisti, poi, al contrario dei socialisti, dei comunisti e degli anarchici, ritengono la borghesia come l’espressione stessa della modernità e il momento più alto raggiunto dalla civiltà.

La fiducia nella scienza e in una visione positiva diverranno un’arma contro lo spiritualismo e il tradizionalismo filosofico, trasformandosi in polemica anticlericale. Si afferma anche un nuovo modello di intellettuale, identificato nello scienziato, nell’ingegnere, nel medico e nel maestro: tutte figure impegnate a sradicare dalla società le malattie e l’ignoranza, a creare nuove condizioni di sicurezza e salute.

La filosofia positivista

Le caratteristiche principali sono:

  • L’idea che solo il sapere ed i procedimenti delle scienze siano concreti e ricchi di risultati (positivi). Il primato della scienza è frutto del suo grande sviluppo, sul piano sia teorico che pratico e dei successi.
  • Una nuova divisione dei compiti fra scienza e filosofia, in cui alla scienza sia affidato il compito di fornire la conoscenza empirica della realtà e alla filosofia quello di analizzare le leggi generali scoperte dalle scienze. Il Positivismo nega alla filosofia un autonomo spazio di conoscenza e le attribuisce solo il compito di riflettere sui metodi e sui risultati della scienza, cercando di stabilire i principi comuni e di estendere l’ambito di applicazione della scienza stessa nella società e nella cultura in modo che possa prevalere uno spirito scientifico.

La filosofia positiva vuole che ci si attenga solo a ciò che è osservabile o che è deducibile da ciò che è osservabile. La conoscenza può riguardare solo fenomeni e relazioni tra i fenomeni. Il primato della scienza è dovuto alla sua capacità di guardare ai fatti, ai fenomeni, e di cogliere le leggi naturali. Ciò che pretendiamo di conoscere deve essere verificato empiricamente: ha valore solo la conoscenza dei fatti, solo essa è certa e premunisce dal verbalismo e dall’errore. Ne consegue un’aperta critica alla metafisica, da cui viene proclamato il definitivo superamento. Per i Positivisti l’arte è attività sentimentale, è fattore di progresso. Pur essendo diversa dalla scienza non è ad essa contrapposta.

Auguste Comte: la riorganizzazione spirituale della società

Nello spazio vuoto lasciato dall’ancien regime vuole porre l’edificio della scienza. Politica, morale e filosofia debbono concorrere a creare la felicità sociale. La base di questa società è l’industria, ordine e progresso ne sono le caratteristiche principali.

La legge dei tre stadi

Ogni campo del sapere ha attraversato 3 stadi teorici: lo stadio teologico, quello metafisico e quello positivo. Lo stadio teologico (o fittizio): in esso gli uomini hanno mostrato interesse per le questioni più inaccessibili. Hanno prodotto, grazie all’immaginazione, delle conoscenze assolute, concernenti l’origine e le cause prime della realtà. Prevalevano il potere spirituale del papato e il potere temporale di una casta feudale o militare. I 2 poteri, costituiti nello stesso periodo, sono entrati in crisi contemporaneamente, a riprova del fatto che essi erano legati l’un l’altro. Con la loro crisi si è aperto un lungo periodo di transizione: quello dello stadio metafisico (o astratto): nel quale gli uomini hanno sostituito la fantasia con la ragione e gli agenti sovrannaturali con entità e forze astratte, considerate generatrici dei fenomeni. In questa fase è prevalsa più la capacità di argomentare che quella di osservare. I principi più importanti sono la libertà di coscienza e la sovranità del popolo. Solo entrando nello stadio positivo (o scientifico) l’umanità può costituire il nuovo. Positivo, secondo Comte, è tutto ciò che è reale, certo, preciso. Principio è la razionalità scientifica, cioè un sapere fondato sull’esperienza, ancorato a fatti osservabili e alle leggi invariabili che li collegano.

L'eredità del Positivismo nella società contemporanea

Se guardiamo al nostro presente, l'impatto del positivismo è ancora palpabile, sebbene trasformato. La visione comtiana di una società retta dalla scienza e dalla tecnica trova riscontro nella centralità attuale dei dati, della data-driven society e della crescente dipendenza dalle intelligenze artificiali. L'idea che il progresso sia un cammino inarrestabile, guidato dall'innovazione, è il pilastro del nostro tempo, ma si confronta oggi con sfide inedite.

Mentre per Comte la sociologia era la disciplina in grado di regolare l'ordine sociale, oggi assistiamo a una frammentazione del sapere. La scienza non è più percepita come un monolite indiscutibile, ma come un ambito spesso oggetto di dibattito, scetticismo e talvolta negazionismo, a dimostrazione di una crisi della fiducia nel "metodo" che avrebbe sorpreso gli stessi positivisti dell'Ottocento. Tuttavia, la spinta verso la "razionalità" come metodo per risolvere le crisi — si pensi alla gestione delle pandemie o alle politiche per il cambiamento climatico — rispecchia ancora quella fiducia comtiana nel potere della conoscenza empirica di orientare la politica.

La figura dell'intellettuale-tecnico, tanto cara al positivismo, si è evoluta in quella dell'esperto, il cui ruolo è diventato fondamentale nel processo decisionale moderno. Tuttavia, il rischio di una tecnocrazia che riduca la politica a mera amministrazione è oggi più vivo che mai. Come suggeriva la critica positivista ai vecchi ordini metafisici, la modernità cerca costantemente risposte nei "fatti", ma la complessità del mondo attuale ci impone di chiederci se la sola razionalità scientifica sia sufficiente a guidare le coscienze umane o se essa necessiti, per non diventare disumana, di un nuovo equilibrio con l'etica e con quella "dimensione sentimentale" che Comte, pur inquadrandola come arte, non aveva del tutto escluso.

Infine, il concetto di "Umanità come Grande Essere", inteso come sommatoria di generazioni, anticipa per certi versi le odierne istanze ecologiste e di responsabilità intergenerazionale. Proteggere la "casa comune" o garantire sostenibilità alle generazioni future non è forse un'estensione, mediata dalla scienza contemporanea, di quel dovere morale di identificarsi nell'Umanità che Comte auspicava nel suo stadio positivo? In definitiva, il positivismo non è solo un capitolo della storia della filosofia, ma la matrice stessa della nostra civiltà tecnologica, una matrice che, pur tra crisi e trasformazioni, continua a interrogare il nostro modo di stare al mondo e di governare il futuro.