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La Pubblicità in TV: tra persuasione, intrattenimento e trasformazione digitale

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Proviamo ad accendere la televisione e proviamo ad osservare quello che ci appare davanti: l'immagine. Sicuramente l'invenzione della comunicazione visiva (sia attraverso la televisione che il cinema) ha segnato una tappa fondamentale per il progresso e la tecnologia, eppure la civiltà dell'immagine nasconde limiti e insidie di cui l'uomo spesso non si rende conto.

Tra tutti i programmi proposti durante la giornata si distinguono facilmente tre categorie: gli spettacoli di intrattenimento (come film, telefilm, soap, fiction, show, quiz e giochi vari), programmi di informazione (telegiornali, rubriche, dibattiti) e la pubblicità.

L'interesse del pubblico è chiaramente indirizzato ai primi due gruppi mentre la pubblicità passa generalmente in secondo piano: spesso è considerata come un semplice inframmezzo tra un programma e l'altro, ma è interessante osservare come, invece, nel corso della giornata essa occupi un posto fondamentale nell'itinerario televisivo. Ed è proprio su questo che mi voglio soffermare perché mi sono proprio resa conto che dietro a quelle belle immagini colorate si nascondono messaggi estremamente persuasivi che condizionano il pubblico.

Mi sembra però giusto premettere che il fenomeno pubblicitario ha costituito, e costituisce tuttora, un grande vantaggio per l'industria del consumo perché permette con estrema facilità di far conoscere alla gente innanzitutto quali sono i prodotti in commercio, poi quali sono le varietà, le qualità, le convenienze senza che la gente da casa debba necessariamente recarsi in tutti i supermercati o negozi per scoprire da sé cosa offre il mercato.

Strategie di comunicazione e psicologia del consumo

Dal mattino alla sera sono centinaia gli spot e i messaggi promozionali proposti ed essi sono articolati in modo diverso nel corso della giornata: innanzitutto variano a seconda delle fasce orarie perché si adattano al tipo di pubblico; poi cambiano la frequenza e la durata, cambia il tipo di immagine e di conseguenza cambia il tipo di condizionamento esercitato su chi guarda. Tutto ciò si basa sul fatto che chi reclamizza un certo prodotto cerca di proporlo ai potenziali acquirenti, cioè coloro che teoricamente ne fanno maggiore uso. Oltre alla scelta accurata degli orari, la pubblicità si avvale di numerosi "trucchi" per condizionare e convincere il pubblico. Dalla creazione di contesti di felicità artificiale, allo sfruttamento dell'autorità (come l'uso di camici bianchi per dentifrici o prodotti farmaceutici), ogni frame è studiato per aggirare le difese razionali dello spettatore.

L'evoluzione verso l'era digitale e l'intelligenza artificiale

Se la televisione del Novecento era un monolite che trasmetteva messaggi unidirezionali, l'attuale scenario pubblicitario è radicalmente mutato. Con l'avvento della Smart TV e dello streaming on-demand, la pubblicità non è più una massa indistinta trasmessa a tutti, ma è diventata "addressable". Gli algoritmi di profilazione non analizzano solo l'orario in cui guardiamo la TV, ma incrociano i nostri dati di navigazione, i nostri acquisti online e persino la nostra posizione geografica per proporci contenuti iper-personalizzati.

Questa metamorfosi ha trasformato il telespettatore in un nodo di un complesso sistema di data-mining. Le Big Tech hanno integrato il televisore all'interno dell'Internet of Things (IoT), rendendolo un terminale capace di ascoltare, osservare e catalogare ogni nostra preferenza. Oggi, la pubblicità in TV non tenta solo di venderci un detersivo, ma modella attivamente il nostro comportamento futuro attraverso sistemi di apprendimento automatico (Machine Learning) che prevedono le nostre necessità prima ancora che diventino consapevoli.

Inoltre, l'integrazione di sistemi di intelligenza artificiale generativa permette oggi la creazione dinamica di spot: le immagini, i colori e persino il linguaggio parlato dallo speaker possono essere adattati in tempo reale in base al profilo psicografico dell'utente che ha di fronte. Se un tempo guardavamo la televisione per svago, oggi siamo noi, attraverso i nostri dati, ad essere l'oggetto dell'osservazione costante da parte dei sistemi di monitoraggio inseriti nel software delle moderne televisioni connesse.

Questo cambiamento solleva enormi questioni etiche riguardo alla privacy e al consenso informato. Spesso accettiamo i "termini e condizioni" del nostro televisore senza leggere che stiamo autorizzando la profilazione comportamentale. La sfida democratica del futuro risiede nella nostra capacità di mantenere una consapevolezza critica: comprendere che, mentre la televisione ci intrattiene con immagini sempre più avvincenti e tecnologicamente avanzate, essa agisce come un sofisticato strumento di influenzamento. Il rischio non è solo quello di acquistare un prodotto non necessario, ma di vedere la propria libertà di scelta manipolata da un sistema che, grazie ai dati, sa di noi molto più di quanto noi stessi siamo disposti ad ammettere.

"Concludendo questo discorso non voglio condannare il mondo pubblicitario, perché tutte le sue sfaccettature, positive o negative, nascono indubbiamente da un bisogno commerciale. Il mio era solo un tentativo di prendere coscienza di tutti gli aspetti di questo elemento, con cui tra l'altro veniamo a contatto tutti i giorni, per poter avere su di esso un giudizio. Io personalmente apprezzo molto la capacità che ha assunto la comunicazione visiva per trasmettere determinati messaggi, credo che la pubblicità abbia fatto un percorso incredibile, ma ciò non toglie che io non debba rendermi conto di quali siano i fattori positivi e quali i negativi altrimenti subirei semplicemente il fascino momentaneo."