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Riforma della scuola

In questi ultimi anni il mondo dell’ istruzione è al centro di un intenso dibattito circa una sua possibile riforma.
Il governo infatti dice che la scuola così com’è non va bene, che deve essere cambiata per rispondere ai continui mutamenti della società e, tra una manifestazione ed un’altra, un ministro ed un altro, la scuola italiana, soprattutto la scuola superiore, non è stata riformata da troppo tempo.

La questione della scuola non riguarda soltanto il popoloso universo di studenti, insegnanti e politici, ma riguarda l’intera comunità. Prendersi cura di istituti, licei e università e dei loro problemi è interesse di ogni cittadino.

Le sfide che ci lanciano altri paesi, in cui il sistema di istruzione e formazione professionale è in costante miglioramento, sono diventate insostenibili. Vi sembra possibile che nella nostra scuola superiore imparare ad usare il computer sia un optional, mentre lo studio di una determinata regola grammaticale o matematica sia discriminante per la valutazione finale?

Che cosa faremo, una volta terminata la scuola, nel nostro posto di lavoro? Useremo il computer o quell’argomento scolastico quasi inutile?

Io non so se la riforma debba essere fatta da un governo di centro-sinistra piuttosto che di centro-destra e non mi interessa neanche saperlo. So solo che la scuola italiana, così come è, non va. Ci sono troppi ostacoli perché professori e studenti vengano motivati e ben disposti a scuola.

Gli insegnanti, da una parte, dovrebbero essere incentivati e retribuiti in modo proporzionale al loro impegno, dall’altra parte, però, dovrebbero aumentare i controlli sulla qualità dell’insegnamento, affinché solo i migliori continuino a fare questo lavoro che, mi rendo conto, è tra i più difficili e delicati, mentre per gli altri si troveranno altre mansioni.

Per noi studenti, bisognerebbe trovare il modo di premiare quelli più impegnati e non i più furbi. Inoltre vorrei che non fosse ostacolato il nostro desiderio di essere protagonisti nella nuova scuola che cambia.

Per questo, desidererei meno ore seduto sui banchi ad ascoltare l’insegnante spiegare i famosi programmi ministeriali, e più tempo dedicato alla poesia e al teatro, da fare e non da subire e basta, oppure più ore nei laboratori, dove uno, operando e sperimentando in prima persona, può, a mio parere assimilare meglio anche le nozioni teoriche.

Perché, per esempio, non far sì che un determinato argomento, invece che essere spiegato con il solito metodo della lezione frontale, sia affrontato con una ricerca, che sfoci poi nella realizzazione di un ipertesto o di un sito web?

Inoltre vorrei che nella nuova scuola il rapporto tra insegnante e studente fosse diverso. Non so che farmene di un burocrate, che viene in classe solo a riempire carte o ad impartire nozioni, e non sa niente di me, delle mie aspirazioni, ecc

Noi ragazzi pensiamo che sia dannoso tenerci seduti per sei ore di fila senza nemmeno poterci sgranchire le gambe e cercando di farci assimilare con ogni mezzo i vari concetti della lezione.
Si crea così un’ tmosfera tesa che trasforma nella testa di ogni ragazzo la scuola in una prigione, dove il più bravo è chi riesce a scampare alle interrogazioni e a imbrogliare l’insegnante, come se questi fosse come una sorta di giustiziere pagato dallo stato per compiere il principio della selezione naturale

D’altra parte, devo dire che anche noi studenti abbiamo le nostre colpe. Il più delle volte, e l’ho verificato anche con i miei compagni, il nostro fine diventa quello di tirare a campare, copiando i compiti tra di noi, o marinando la scuola in modo mirato. Oppure, in altri momenti, limitiamo il nostro rapporto con il docente ad una critica continua, come se lui dovesse risolvere tutti i problemi della scuola e della società italiana, e non fosse anzitutto un uomo con cui instaurare un dialogo costruttivo.

Certo non tutto quello che è stato fatto negli ultimi anni è stato negativo.

Ritengo, per esempio, utile il cambiamento che si è verificato con il nuovo esame di stato, in cui sono i tuoi insegnanti a giudicarti e non docenti esterni, che non sanno nulla di te.

Un’altra bella iniziativa,da incentivare ulteriormente, è stata quella del quotidiano in classe. Nella mia classe, per esempio, dedicavamo un’ora alla settimana a leggere gli articoli sui fatti attuali, aprendo gli occhi, quindi, sulla realtà che ci circonda.

Infine penso che comunque c’è ancora molto da fare perché la scuola sia più vicina alla realtà di noi studenti.

Perché, per esempio, a scuola non si discute di musica, o, ancora meglio, non si fa musica? Siamo ancora schiavi di una eredità che risale addirittura agli antichi romani, per cui certe discipline hanno un valore educativo ed altre no? Come si può pretendere che una scuola così fatta possa interessare e motivare, se non tiene conto delle cose a cui tengo di più?

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