Uno Stato moderno ed efficiente lo si nota anche dalla funzionalità dei suoi servizi essenziali: la sanità è uno di questi, ma oggi purtroppo in Italia il Servizio Sanitario Nazionale è al centro di aspre polemiche per le sue disfunzioni e per i suoi alti costi. Certamente uno Stato democratico, come sancisce la nostra Costituzione, dovrebbe garantire a tutti i cittadini l'effettivo diritto alla salute, invece sempre più in questi ultimi anni abbiamo appreso dai giornali o dalla televisione di tanti casi di decesso per l'inadeguatezza delle strutture sanitarie. Molte volte è capitato, infatti, che persone che avevano urgenza di essere ricoverate sono state respinte per mancanza di posti negli ospedali. Sono capitati anche casi di ritardo nei soccorsi o addirittura casi di decesso per improvvisa mancanza, nel corso di un'operazione chirurgica, del filo di sutura.
Ma, anche senza riferirsi ai casi più eclatanti diffusi dai "mass-media", bastano le esperienze familiari di un qualsiasi cittadino per capire quanto l'improvvisazione, l'egoismo e l'interesse personale, oltre l'inadeguatezza della strutture, siano diffuse negli ambienti ospedalieri. Purtroppo il nostro paese, che è impegnato nella costruzione della Comunità Europea, che vanta il quinto o sesto posto nella graduatoria degli stati più industrializzati e che, per il suo passato di civiltà, dovrebbe rappresentare un modello, è in realtà uno Stato caratterizzato all'interno della pessima gestione degli enti pubblici e dal degrado dei servizi sociali più importanti. Il Servizio Sanitario Nazionale, prodotto dalla riforma sanitaria di qualche decennio fa, presiede al più importante forse dei servizi sociali, quello della tutela della salute di tutti i cittadini, ma appare sempre meno in grado di garantire tale essenziale funzione.
Al di là delle polemiche spesso di parte, il cittadino italiano non ha più la sicurezza di poter contare su un'efficace assistenza ospedaliera: o non si è accolti nei reparti o si è usati come cavie o si è costretti ad essere ricoverati in ambienti dalle condizioni igieniche precarie e spesso in una lunga lista di attesa per operazioni chirurgiche anche urgenti. Per queste ragioni le condizioni di tanti nostri ospedali sono al centro di aspre polemiche, ma il nostro legislatore non sembra ancora deciso a porre mano ad una riforma del servizio sanitario. Alcuni, sulla base di ideologie neo-liberiste e di un sostanziale programma di privatizzazione degli enti pubblici, sostengono che i problemi della sanità italiana si possono risolvere solamente con la privatizzazione di molti settori del servizio sanitario. Costoro portano a sostegno della loro tesi soprattutto i sempre maggiori sprechi che si registrano nella sanità, il cui costo complessivo a carico della collettività è cresciuto di anno in anno.
A questo si può ribattere dicendo che, innanzitutto, se i costi della sanità sono a carico della fiscalità generale, ebbene, data la consistenza dell'evasione e dell'evasione fiscale che ancora permangono nel nostro sistema tributario, i costi della sanità sono sopportati essenzialmente dal mondo del lavoro, che è poi quello che fornisce essenzialmente gli utenti della sanità pubblica. In secondo luogo, privatizzare il servizio sanitario vorrebbe dire sottomettere il delicato settore della sanità alle leggi di mercato con l'inevitabile esclusione di tante fasce di cittadini, soprattutto con redditi da lavoro dipendente, dall'assistenza pubblica garantita. Del resto sarebbe sufficiente osservare la realtà che si è determinata negli Stati Uniti e in Gran Bretagna dopo un decennio di liberismo economico e di privatizzazione dei servizi: vi si sono notevolmente innalzate le soglie di povertà con un numero sempre crescente di cittadini bisognosi, esclusi da ogni tutela assistenziale e, quindi, anche privati dalla concreta possibilità di assistenza medica, diventata per loro troppo costosa. Ridare efficienza al sistema sanitario italiano è possibile in realtà solo nell'ambito di una radicale riforma di tutto il sistema di servizi pubblici che, senza necessariamente essere privatizzati, dovrebbero piuttosto essere gestiti diversamente, in modo cioè più responsabile e più razionale, con l'eliminazione delle sacche di privilegio e, per quanto concerne specificamente la gestione delle Unità Sanitarie Locali, con la fine della lottizzazione dei partiti.
Le sfide contemporanee: PNRR e carenza di personale
Negli anni più recenti, la sfida della sanità si è spostata verso il superamento dei traumi lasciati dalla pandemia di COVID-19, che ha messo a nudo la fragilità di un modello centrato esclusivamente sull'ospedale, trascurando la medicina territoriale. L'attuale dibattito verte sull'attuazione del PNRR, che prevede ingenti investimenti per le "Case della Comunità" e la digitalizzazione del fascicolo sanitario elettronico. Tuttavia, il problema strutturale rimane la carenza cronica di personale: medici e infermieri sono oggi più che mai soggetti a un forte stress lavorativo che porta molti professionisti ad abbandonare il servizio pubblico in favore di quello privato o a trasferirsi all'estero.
La questione della sostenibilità economica si intreccia con l'invecchiamento della popolazione. L'Italia, essendo uno dei Paesi più longevi al mondo, vede aumentare esponenzialmente la domanda di cure croniche e di assistenza domiciliare, mettendo sotto pressione i bilanci regionali. Il divario Nord-Sud rimane una piaga aperta: mentre alcune regioni vantano centri di eccellenza all'avanguardia a livello mondiale, altre arrancano tra commissariamenti e liste d'attesa che spingono i cittadini a rinunciare alle cure per motivi economici, un fenomeno drammatico noto come "rinuncia alle prestazioni". Per risolvere questi nodi, non servono solo più risorse, ma una visione che metta il paziente al centro, riduca la burocrazia eccessiva e valorizzi il capitale umano. La tecnologia, pur essendo un alleato prezioso, non potrà mai sostituire il rapporto empatico e umano tra medico e paziente, che resta il vero cuore pulsante di ogni sistema di cura che si definisca civile.