La storia insegna che l’uomo, sin dalle sue origini, ha sentito il bisogno di unire le sue forze a quelle dei suoi simili per sopravvivere. E’ così che è riuscito a migliorare il proprio stile di vita organizzandosi in civiltà sempre più complesse, la cui evoluzione prevede inevitabilmente una grande collaborazione dei singoli individui a favore di benefici collettivi.
Nei vari periodi storici che hanno accompagnato l’evoluzione umana si sono alternate fasi nelle quali il “lasciar fare” ed il “fare direttamente” da parte dello Stato non sono risultati ottimali. Nel primo caso, tipico del liberalismo estremo, si è giunti ad una eccessiva privatizzazione che ha concentrato tutti i mezzi nelle mani di una cerchia ristretta di persone. Ciò ha creato un sistema oligarchico in cui perfino i servizi primari erano a disposizione di pochi. In queste condizioni il progresso escludeva una gran parte della popolazione che restava ignorante. Questo clima ha prodotto insoddisfazioni sfociate in rivolte e guerre civili.
Ancora peggiori gli effetti nel secondo caso. Il cittadino non è più costruttore del proprio destino, diventa assistito dallo Stato al quale deve sottostare per ottenere la soddisfazione di tutte le sue esigenze. Elargendo diritti dall’alto l’ente pubblico uccide nel cittadino il senso di iniziativa, provocando un ristagno del progresso. Constatata l’insufficienza di questi due sistemi viene oggi rivalutato il principio di sussidiarietà che, secondo Alcide de Gasperi, deve avere come principio ispiratore l’ “aiutare a fare”. Questo significa che lo stato valorizza le iniziative del cittadino indirizzate ad un’utilità sociale (organizzazioni non lucrative e non profit), senza prendersene totalmente carico e senza ostacolarle.
La Sussidiarietà nel mondo contemporaneo
Oggi, nel terzo decennio del XXI secolo, il concetto di sussidiarietà ha superato i confini teorici per diventare un parametro fondamentale di resilienza sociale. Di fronte a crisi globali – dalle pandemie ai cambiamenti climatici, fino alle tensioni geopolitiche che ridisegnano i flussi migratori – il modello di "aiutare a fare" si è trasformato in un'infrastruttura indispensabile. La digitalizzazione della pubblica amministrazione, spinta dai fondi del PNRR, rappresenta un esempio concreto di come lo Stato stia cercando di facilitare l'accesso ai servizi, ma la sfida resta la capacità degli enti locali di dialogare con il Terzo Settore.
La società civile, attraverso le reti di volontariato e l'impresa sociale, ha dimostrato di saper coprire lacune che il pubblico non è sempre in grado di colmare tempestivamente. Tuttavia, l'applicazione della sussidiarietà orizzontale richiede oggi una regolamentazione capace di garantire trasparenza e uniformità. Non basta che il cittadino si organizzi; occorre che lo Stato garantisca che tali iniziative non diventino strumenti di esclusione. La sfida dei nostri giorni è integrare il volontariato in una struttura solida, dove l'innovazione tecnologica e la partecipazione democratica procedano di pari passo. L'altruismo, in questo senso, non è più un atto meramente privato, ma una variabile strategica per il benessere economico e sociale di un Paese.
Inoltre, l'attenzione verso le nuove povertà, acuite dalle crisi inflattive e dalla precarietà lavorativa, ha riportato al centro il valore delle reti di prossimità. La sussidiarietà è diventata il motore del welfare moderno, che si sposta dall'assistenzialismo passivo verso un modello di "generatività sociale". In quest'ottica, la collaborazione tra privato sociale e istituzioni non è più un'opzione, ma una necessità per garantire coesione in un tessuto sociale sempre più frammentato dalle dinamiche dei social media e dalla solitudine urbana.
Il futuro della sussidiarietà risiede, in ultima analisi, nella capacità di formare cittadini consapevoli e istituzioni agili, in grado di ascoltare le istanze del territorio senza soffocarle in burocrazie eccessive. Solo attraverso un equilibrio costante tra diritti individuali e responsabilità collettiva, la sussidiarietà può confermarsi come l'architrave di una democrazia matura, capace di rispondere alle sfide di un mondo in continua e imprevedibile trasformazione.