Il calcio, sport nazional-popolare per eccellenza, ha sempre rappresentato un potente catalizzatore di emozioni. Tuttavia, non sempre il tifo viene preso per divertimento, passione o entusiasmo. Anzi, non è che non viene praticato per questi scopi. A volte si viene presi dal troppo entusiasmo, e si finisce col picchiarsi, perchè magari in campo è sceso un arbitro venduto. A volte, purtroppo, qualcuno ci muore, anche se magari era innocente. Purtroppo la violenza negli stadi è un tema d'attualità, moderno, diffusa in tutt'Italia, praticata soprattutto dai giovani, che sono i tifosi più sfegatati.
Spesso la causa è il comportamento dell'arbitro. L'arbitro assegna un rigore, che secondo la squadra avversaria è inesistente? Bene: dapprima giungeranno grida del tipo: "ARBITRO VENDUTO", oppure "QUANTO TI HANNO PAGATO?", per citare quelle più innocenti. Poi, i tifosi della squadra alla quale era stato assegnato il rigore, urleranno frasi indecenti ai tifosi avversari, i quali inizieranno a menarli di santa ragione. A questo punto, interverranno le forze dell'ordine, che spesso vengono ferite, se non direttamente uccise. Solitamente si crea una rissa gigante, nella quale vengono immischiate anche persone che volevano semplicemente assistere in modo pacifico alla partita della squadra del cuore, e vengono così create altre vittime.
Le forze dell'ordine riescono poi a fermare la rissa, e ad arrestare qualcuno, ma, secondo me, i colpevoli veri propri riescono sempre a fuggire! Un altro motivo della comparsa della violenza negli stadi è la simulazione di un fallo da parte di un giocatore. Se i tifosi degli avversari se ne accorgono, gli altri tifosi passeranno un brutto quarto d'ora. E anche qui, oltre ai feriti, si creano morti, spesso vittime innocenti di tifosi scalmanati. Un altro motivo di rissa sono i tifosi che, per qualche stupido motivo, tirano oggetti in campo. I vigilanti accorrono sempre a fermare il pazzo tifoso, ma il più delle volte vengono letteralmente assaliti dagli amici del pazzo tiratore di oggetti.
Dagli Hooligans alle barriere digitali
Questa situazione non è diffusa soltanto in Italia! Avete mai sentito parlare degli hooligans, i tifosi inglesi, conosciuti come i più pazzi, i più scalmanati, i più sfegatati tra i tifosi europei, ma che dico, mondiali? L'Inghilterra ha dovuto affrontare una vera piaga sociale negli anni '80, culminata in tragedie come quella dell'Heysel o di Hillsborough, che hanno costretto il governo britannico a misure drastiche. Oggi, sebbene la violenza fisica sia diminuita in alcuni contesti grazie a leggi speciali, telecamere a circuito chiuso e alla rimozione delle barriere, il fenomeno ha assunto forme nuove e altrettanto pericolose.
Negli ultimi anni, il tifo organizzato è diventato spesso un paravento per attività criminali o per l'espressione di ideologie politiche estremiste. In questi ultimi tempi, negli stadi sono stati vietati cartelloni razzisti e offensivi verso le altre squadre, perchè anche questi provocavano spesso risse, che finivano immancabilmente in tragedia. Certo che gli adulti a volte, proprio non ragionano! Persino i bambini riescono a capire che tifare la propria squadra del cuore vuol dire incitarli a fare di meglio e a vincere in modo pacifico e leale, e non menare a sangue i sorveglianti e i tifosi delle altre squadre.
Il razzismo: l'ombra sul rettangolo verde
Un capitolo a parte merita la recrudescenza del razzismo. Nonostante le campagne della FIFA e della UEFA, continuiamo ad assistere a cori discriminatori contro giocatori stranieri o di colore. Se andate allo stadio, non gridate frasi offensive all'arbitro, alla squadra avversaria o frasi razziste (che sono ancora peggio...) ai giocatori stranieri dell'altra squadra. Il razzismo nello stadio non è che il riflesso di un'intolleranza che serpeggia nella società civile. Quando un intero settore curva ulula contro un atleta, non sta più tifando: sta negando l'umanità dell'avversario. È una forma di violenza psicologica che può ferire gravemente nei sentimenti di persone che si impegnano nell'avere un proprio futuro.
Il tifo come specchio della società
La sociologia moderna analizza il tifo estremo come un fenomeno di "de-individualizzazione". All'interno della massa, l'individuo perde il proprio senso di responsabilità personale e si sente protetto dall'anonimato del gruppo. Questo permette l'emergere di comportamenti bestiali che la singola persona non praticherebbe mai nella vita quotidiana. Lo stadio diventa così una valvola di sfogo per frustrazioni economiche, lavorative e sociali.
Oggi le tecnologie hanno cambiato anche il modo di essere tifosi. I social network amplificano le rivalità: insulti, minacce e appuntamenti per scontri fisici viaggiano su Telegram o WhatsApp molto prima del fischio d'inizio. Eppure, la tecnologia potrebbe essere anche la soluzione: l'introduzione di biglietti nominali, il riconoscimento facciale e il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) sempre più severo sono strumenti che mirano a isolare i violenti. Tuttavia, la vera vittoria non sarà una repressione perfetta, ma un'educazione sportiva che parta dalle scuole.
Conclusione: Il ritorno ai valori leali
Voi non ci guadagnate niente, se la vostra squadra preferita vince il campionato, o scende in serie "B": se sono delle schiappe, che ci potete fa'? Di certo non vincono perchè voi picchiate e ammazzate della gente! Secondo me il tifo deve essere un modo pacifico per acclamare, festeggiare e incoraggiare la propria squadra preferita, e non un modo per menare a sangue i tifosi delle squadre avversarie! Il calcio deve tornare a essere lo "sport più bello del mondo", un luogo dove le famiglie possano portare i figli senza timore. Non dimentichiamolo mai: lo sport è civiltà, e dove finisce la civiltà, finisce anche il gioco. Potreste non tornare a casa interi se continuate su questa strada; imparate invece a guardare al calcio con gli occhi di un bambino, che vede in una maglia colorata un sogno, non un pretesto per l'odio.