IL TEPPISMO CALCISTICO
Analisi di un fenomeno tra devianza e violenza

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Negli ultimi tempi stiamo sentendo sempre più il fenomeno del teppismo calcistico. In attesa dell’inizio di una partita di calcio o all’uscita dallo stadio quando essa è finita, si verificano aggressioni e scontri tra tifosi delle due squadre. In situazioni del genere, la partita di calcio è solo la scintilla che accende la miccia di questi scontri che provoca feriti e avvolte anche morti. Sembra che per la gente comune, una volta entrata in uno stadio, non esistano più le leggi e quindi si danno a queste manifestazioni di follia. La partita di calcio segna il momento di libertà dal lavoro, dalla scuola, dagli obblighi, ma questa gioia tende a diventare un momento di ribellione ai valori civili.

Questi atti brutali avvengono quando la squadra avversaria vince e quindi i suoi tifosi divengono automaticamente nemici da punire e, se perde, da umiliare fisicamente e moralmente, ma non solo. Se l’arbitro rileva, anche con ragione, un’azione scorretta di un giocatore beniamino del pubblico, sembra sicuramente in mala fede. Per separare i gruppi intervengono spesso poliziotti con elmetti e scudi per proteggersi da lanci di oggetti che possono essere molto pericolosi però questo provoca una distruzione di impianti sportivi ma anche macchine in sosta e i treni che riportano a casa i tifosi avversari.

Sono queste alcune espressioni di “tifo” che travolgono molte persone, coetanei e cittadini, in occasioni di manifestazioni sportive di massa, espressioni che non hanno niente a che fare col vero tifo sportivo. Sempre più spesso la partita viene interrotta a causa di striscioni e cori razzisti per istigare l’odio razziale contro i giocatori stranieri o di colore. Secondo me, queste manifestazioni di odio razziale, devono essere condannate e bisogna far capire, a coloro che le espongono, che questi comportamenti possono ferire gravemente nei sentimenti di persone che si impegnano nell’avere un proprio futuro.

L'evoluzione del fenomeno Ultra

Il teppismo calcistico non nasce dal nulla; esso è il frutto di un'evoluzione degenerativa del movimento "Ultra", nato in Italia tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70. Originariamente, gli Ultra si proponevano di sostenere la propria squadra con coreografie, cori organizzati e una presenza costante, creando un senso di identità collettiva. Tuttavia, con il passare dei decenni, alcune frange di questo movimento hanno progressivamente sostituito il tifo con l'ideologia politica estremista o con l'attività criminale. Lo stadio è diventato una "zona franca", uno spazio in cui le norme sociali vigenti nella quotidianità sembrano sospese, permettendo l'esplosione di violenze che fuori dal contesto sportivo verrebbero immediatamente represse.

Il ruolo dei Social Media e la pianificazione

Nei giorni attuali, il fenomeno si è trasformato ulteriormente a causa della digitalizzazione. Non si tratta più solo di scontri spontanei fuori dagli stadi. Spesso, gli scontri tra fazioni rivali vengono organizzati preventivamente attraverso chat criptate e gruppi social, pianificando luoghi di incontro lontani dai controlli di polizia. Questa "logistica del tifo violento" dimostra quanto la componente sportiva sia diventata, in alcuni casi, un mero pretesto. La visibilità ottenuta attraverso video caricati in rete serve ad alimentare il prestigio della fazione all'interno del sottobosco ultras, creando una competizione basata sulla capacità di sopraffazione fisica piuttosto che sulla passione sportiva.

"Lo stadio dovrebbe essere un luogo di celebrazione dei valori civili e sportivi; trasformarlo in un teatro di battaglia significa tradire l'essenza stessa dello sport, che è incontro e rispetto per l'altro."

Le contromisure: Il DASPO e le leggi speciali

Per arginare questa deriva, lo Stato ha introdotto il DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), uno strumento amministrativo che impedisce ai soggetti pericolosi di frequentare gli stadi. Sebbene il DASPO sia stato efficace nel limitare l'accesso ai violenti, esso non risolve la radice del problema. Il teppismo è infatti legato a contesti di marginalità sociale, ricerca di appartenenza a gruppi coesi e, talvolta, infiltrazioni della criminalità organizzata che utilizza i gruppi ultras per gestire attività illecite come il bagarinaggio o il controllo dei parcheggi. È necessario, quindi, un approccio che vada oltre la repressione, investendo in programmi di educazione alla cittadinanza e in una stretta collaborazione tra società sportive, istituzioni scolastiche e forze dell'ordine.

Verso un futuro senza odio

Concludendo, sradicare il teppismo richiede uno sforzo corale. Non basta l'intervento delle forze dell'ordine durante le partite; serve un cambiamento culturale profondo che riporti la competizione calcistica entro i confini del gioco. Il calcio deve tornare a essere un momento di gioia collettiva, in cui la diversità dell'altro non è un nemico da combattere, ma un elemento di arricchimento. La sfida per le prossime generazioni sarà quella di reclamare il diritto di andare allo stadio senza paura, trasformando l'energia del tifo in un motore positivo di aggregazione e rispetto reciproco.