Con il passare dei decenni, il panorama televisivo ha subito una trasformazione radicale. Via via la TV (come è familiarmente chiamata) è entrata nelle case degli italiani, anche in più di un esemplare, è diventata a colori, è stato abbattuto il monopolio pubblico, prima dell’E.I.A.R. poi della R.A.I., sono state create TV a pagamento, TV satellitari e TV via cavo. Da mezzo di coesione, la televisione è diventata mezzo di incoesione e solitudine. La stessa gente che prima andava al bar saltuariamente, adesso passa molto tempo a guardare la televisione in solitudine e, naturalmente, i programmatori di palinsesti e gli autori di programmi si sono abbondantemente adeguati con le nuove esigenze dei nuovi spettatori.
Osservando l'offerta odierna, notiamo che molti meno quiz, più giochi a premi con il coinvolgimento dei telespettatori, i quali a volte riescono a vincere somme astronomiche, dando un’immagine sbagliata del nostro paese, dove, se si stesse a credere che basta telefonare per vincere decine di milioni, si trascurerebbe il fatto che molta gente fatica ad arrivare alla fine del mese. Ci sono più documentari naturalistici, più varietà, che mettono in mostra molto spesso delle vallette (s)vestite, ci sono molti grandi film, che dopo il successo al botteghino passano in televisione interrotti da fiumi in piena di pubblicità, ci sono molti più programmi sportivi, con ore di moviole, replay, inquadrature in controcampo, polemiche e processi, c’è molta più violenza e molta più erotizzazione della figura femminile e della figura umana in generale rispetto al passato.
Il linguaggio televisivo: sintassi dell'immagine
Il linguaggio televisivo si basa su una grammatica specifica fatta di ritmi serrati, montaggi rapidi e una ricerca costante dell'impatto emotivo. La televisione non comunica solo informazioni, ma crea un'estetica della realtà. L'uso dei piani sequenza, dei controcampi e degli zoom non è mai casuale: serve a catturare l'attenzione dello spettatore, evitando che questi cambi canale. Negli ultimi anni, il linguaggio si è ulteriormente frammentato a causa della concorrenza del web. La narrazione televisiva, un tempo lineare, è diventata ipertestuale: sovrimpressioni, ticker di notizie in fondo allo schermo, collegamenti in diretta e interazione continua con i social media (Twitter/X, Instagram) rendono la visione un'esperienza multimediale costante.
Verso la "TV-Generation" e oltre
La televisione ha influenzato tutto il mondo che gravita attorno ad essa: tutti coloro che ne fanno parte sono personaggi pubblici, pagati profumatamente. La stessa televisione influenza il mondo dello sport, apparentemente incompatibile con il mondo della televisione. I club di calcio, le squadre di Formula 1, e molti rappresentanti di quasi tutti gli sport si spartiscono centinaia di migliaia di miliardi di diritti televisivi, i quali, ovviamente, confluiscono in buona parte nelle tasche degli sportivi che, in teoria, fanno quel mestiere solo perché si divertono, ma in realtà lo fanno principalmente per i soldi.
Nel contesto odierno, la televisione è entrata nella fase della "Smart TV" e dello streaming. La distinzione tra TV generalista e contenuti on-demand è sempre più sfumata. L'algoritmo di raccomandazione delle piattaforme (come Netflix, Prime Video o Disney+) ha sostituito il palinsesto fisso, creando una bolla informativa personalizzata per ogni utente. Se prima la TV "educava" o "informava" una nazione intera simultaneamente (il cosiddetto effetto "focolare"), oggi la visione è solitaria e atomizzata. Questo fenomeno ha portato alla nascita di una nuova consapevolezza critica, ma anche a un crescente isolamento sociale.
La televisione cambia la concezione della realtà dei telespettatori, me compreso, i quali si illudono che nel mondo tutte le persone siano perfette esteticamente come quelle che appaiono in televisione, credono che l’organismo umano possa sopravvivere nelle condizioni più estreme, o dopo traumi tra i più gravi, pensano che lo sport sia ancora incontaminato e reale. Questa è la TV – generation, che ancora si illude che il mondo sia buono, pieno di buoni sentimenti e di generosità verso il prossimo. La sfida per la nostra generazione non è demonizzare lo strumento televisivo, ma sviluppare una "dieta mediale" consapevole, capace di distinguere tra la realtà rappresentata e la complessità, talvolta meno luccicante, del mondo reale che viviamo ogni giorno.