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La lunga storia dell'Unione Europea: dalle radici identitarie alle sfide dell'integrazione contemporanea

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"L'Europa non si farà d'un colpo, né secondo un piano d'insieme; essa si farà attraverso realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto." — Robert Schuman, Dichiarazione del 9 maggio 1950

L'identità storica e le origini medievali

Che lo vogliano o no i fanatici nazionalisti, secessionisti o antiglobalizzazione, l'Europa c'è ed ha una sua storia ed una sua identità. Per parlare di Europa correttamente bisognerebbe risalire alle sue origini più profonde, superando la pura dimensione burocratica o economica entro cui spesso viene confinata dai dibattiti contemporanei. L'Europa è nata in quella fase così complessa, ma nello stesso tempo così feconda di sviluppi, che viene, dall'Illuminismo in poi, definita impropriamente medievale.

Dico impropriamente perché il Medioevo, per quanto riguarda l'idea di Europa, non è in mezzo, ma è all'inizio. Come ha ampiamente dimostrato il celebre storico francese Jacques Le Goff nei suoi fondamentali studi di medievistica, è proprio in questo periodo storico che si forgia l'Europa come un'entità culturale definita. In questo periodo nasce quel mondo, che conserva alcune caratteristiche strutturali della civiltà romana, mescolate e fecondate con alcuni caratteri cristiani e germanici.

Le differenze antropologiche con il mondo classico d'altronde sono lampanti ed evidenti: i romani godevano nel vedere ammazzarsi nelle arene i gladiatori, gli europei no. I romani condivano i cibi con una salsa di interiora di pesce (il famoso garum), gli europei no. I romani consideravano gli schiavi come un semplice oggetto di possesso privo di anima, gli europei generalmente, tranne le consuete eccezioni storiche che purtroppo confermano la regola, no. I valori comuni che hanno caratterizzato l'Europa nel Medioevo sono la ragione, la tolleranza, l'eguaglianza e la fratellanza cristiana, elementi che hanno posto le basi etiche del nostro continente.

Il secondo dopoguerra e l'utopia dei padri fondatori

Ed ecco che, saltando i secoli dell'età moderna segnati da sanguinosi conflitti dinastici e confessionali, arriviamo ai giorni nostri. Giorni in cui noi europei, dopo esserci quasi completamente autodistrutti in due guerre mondiali assurde e devastanti, abbiamo scoperto che, per migliorare il progresso e il benessere dei popoli, non conviene più farsi la guerra, ma conviene cooperare, unirsi, e chi prima sfrutta le possibilità concrete di queste unioni, meglio si trova a competere nel mercato globale contemporaneo.

L'Europa del secondo dopoguerra, quell'Europa sognata, voluta e faticosamente costruita da pionieri lungimiranti come Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Jean Monnet, governatori e statisti dei principali paesi europei di allora, è stata forse l'unica grande utopia realizzata della storia contemporanea: l'isola che non c'era e che adesso, concretamente, c'è. Il filosofo e politologo Edgar Morin ha spesso sottolineato come il miracolo europeo risieda proprio nell'aver trasformato uno spazio di guerre millenarie in uno spazio di pace condivisa.

"La vera utopia dei padri fondatori è stata quella di avere un pensiero grandioso, unito all'umiltà politica di realizzarlo a piccoli passi, un mattone alla volta."

Dalla CECA a Maastricht: il metodo dei piccoli passi

Questi straordinari uomini di Stato hanno agito con mirabile gradualità economica e politica: dapprima con accordi mirati per lo sfruttamento delle risorse naturali strategiche, come il carbone e l'acciaio attraverso la nascita della CECA nel 1951; poi si iniziò a parlare, seppur con alterne fortune, di organi per la difesa comune e di mercati doganali integrati (il Trattato di Roma del 1957); e infine si arrivò allo storico Trattato di Maastricht, firmato nel 1992, con la proposta vincolante di una moneta unica per tutti i membri dell'Unione, l'Euro, entrato poi in circolazione nel 2002.

Il cambiamento epocale è sotto gli occhi di tutti e assume un valore simbolico straordinario. Nel 1945 i nostri nonni andavano in Francia a far la guerra, imbracciando i fucili; oggi noi andiamo in Francia a fare le ferie o a studiare con il progetto Erasmus. È questa la vera utopia che quei capi di Stato hanno realizzato, e il segreto profondo è stato un pensiero strutturato in grande con l'umiltà pragmatica di realizzarlo a piccoli passi. Quegli uomini idearono un progetto grandioso. Loro ebbero il coraggio di iniziare la costruzione di una grandissima cattedrale di cui, sapevano perfettamente, non avrebbero mai visto il compimento definitivo, ma osarono comunque sfidare lo scetticismo generale.

Le sfide odierne: geopolitica, economia e identità dei popoli

Certo, nei tempi odierni il cammino comunitario si trova a dover affrontare tensioni interne e scenari internazionali inediti. Unirsi e integrarsi non deve assolutamente voler dire annullare le diversità e le identità storiche dei singoli popoli. Come ci ricordano molti letterati e saggisti odierni, il motto stesso dell'Unione è *In varietate concordia* (Unita nella diversità). Occorre trovare un costante e delicato equilibrio tra le istituzioni di Bruxelles e le prerogative delle singole nazioni. Occorre che le divisioni politiche e i sovranismi di facciata cedano responsabilmente il passo al bene comune, agli interessi non solo prettamente economici o finanziari, ma anche e soprattutto sociali, che verrebbero da una reale e profonda integrazione comunitaria.

Nel contesto geopolitico odierno, contrassegnato da forti venti di crisi ai confini dell'Europa e da dinamiche multipolari complesse, l'Unione Europea è chiamata a fare un salto di qualità normativo e politico per non restare schiacciata tra le superpotenze globali. Politici ed analisti odierni dibattono intensamente sulla necessità di una difesa comune coordinata, di politiche energetiche solidali e di una Costituzione condivisa che metta al centro i diritti dei cittadini più vulnerabili, contrastando le asimmetrie del mercato.

La strada da percorrere è ancora lunga e piena di ostacoli, ma mi sembra che i padri della neonata Unione Europea abbiano tracciato la giusta ed insostituibile direzione, nella continuazione ideale di quei valori di civiltà che avevano a suo tempo unito l'Europa e che possono farlo ancora oggi con rinnovato vigore. Guai infatti se l'Europa perdesse l'identità umanistica con cui si è gloriosamente affacciata sulla storia del mondo!