Sembra assurdo: l’uomo è arrivato sulla Luna e può spostarsi in poche ore dall’Europa all’America eppure la violenza e l’odio si aggirano per il mondo come spettri malefici seminando guerre, distruzione, morte.
Sì, è pur vero che la violenza è insita nell’uomo come negli altri esseri viventi: infatti piante ed animali sono in continua competizione tra loro per la sopravvivenza, le prime anche succhiando la vita degli altri organismi (le parassite); gli altri cibandosi degli esemplari posti sotto di loro nella catena alimentare. Gli azioni appena descritti, essendo necessarie per la sopravvivenza di chi le compie, non costituiscono la violenza nel senso peggiore del termine, che è invece propria dell’uomo. Non sto parlando di quando si uccidono animali per produrre carne, ma di quando si compiono atti di “violenza premeditata e gratuita”: per i naziskin, ad esempio, torturare fino ad uccidere i “diversi” è necessario alla sopravvivenza? No!
Ed allora perché lo fanno? Semplice, per provare il piacere e l’euforia di leggere la paura negli occhi delle loro povere vittime, sentendosi così potenti e padroni del mondo.
Ecco dunque la sostanziale differenza tra gli uomini e gli altri esseri viventi: questi ultimi agiscono solo per istinto di sopravvivenza, mentre i primi commettono spesso, troppo spesso, atti di violenza contro se stessi, contro gli altri e contro la Natura per il piacere di provare emozioni forti, oppure per soddisfare il proprio egoismo e procurarsi ricchezze oppure, ancora, per il semplice gusto della violenza stessa.
Analisi Critica: La Violenza nel Mondo Contemporaneo
Nel XXI secolo, la violenza ha assunto forme nuove, spesso invisibili ma non per questo meno distruttive. Se da un lato persistono conflitti bellici convenzionali che devastano intere regioni, dall'altro assistiamo al moltiplicarsi della violenza verbale e psicologica amplificata dai social media. Il cyberbullismo e l'odio online sono diventati la nuova frontiera dell'aggressione, dove l'anonimato protegge il carnefice e amplifica il tormento della vittima.
Non possiamo ignorare la violenza sistemica che si manifesta attraverso le disuguaglianze sociali crescenti. La povertà estrema in molte aree del globo, che costringe milioni di persone a migrazioni forzate, è essa stessa una forma di violenza inflitta dai sistemi economici e politici che ignorano i diritti fondamentali di una parte dell'umanità. La "violenza strutturale", teorizzata da sociologi come Galtung, descrive bene questa condizione: quando le strutture sociali impediscono agli individui di realizzare il proprio potenziale, la violenza diventa una costante dell'esistenza quotidiana.
Inoltre, la violenza di genere rimane una piaga drammatica e pervasiva. Nonostante le conquiste legislative e culturali, il patriarcato in molte società continua a generare oppressione e prevaricazione, culminando in femminicidi che colpiscono trasversalmente ogni classe sociale. L'educazione rimane l'unica leva possibile per scardinare questi retaggi: non basta la legge, occorre un mutamento radicale della cultura del rispetto, che inizi dalle scuole e si integri in ogni ambito sociale.
Anche la violenza contro la natura, spesso definita ecocidio, è diventata un'emergenza planetaria. Lo sfruttamento incontrollato delle risorse, la distruzione delle biodiversità e il cambiamento climatico rappresentano una violenza suprema: quella contro la nostra stessa casa, la Terra, e contro le generazioni future che erediteranno un pianeta impoverito e inospitalità. La crisi ecologica è, a tutti gli effetti, una questione di giustizia sociale.
Affrontare la violenza oggi significa riconoscere che non è un destino ineluttabile. La capacità umana di empatia, che pure esiste ed è documentata scientificamente, è la risorsa su cui costruire un'alternativa. Gli strumenti per la non-violenza esistono, come dimostrato storicamente dai movimenti per i diritti civili. La vera sfida consiste nel rendere la cultura della pace non un'utopia, ma la base operativa delle nostre relazioni personali e politiche.
Ormai c’è chi di notte mette in gioco la propria vita e quella degli altri, facendo illegalmente gare di velocità con macchine potenti nei centri urbani; c’è chi si droga perché non ha il coraggio di affrontare la vita; c’è chi, magari in discoteca, assume pasticche di ecstasy per apparire più brillante e prestante, provocando invece spesso inutili lutti con le famose “stragi del sabato sera”; c’è poi chi scarica rifiuti pericolosi nell’ambiente, provocando danni irreparabili alla Natura.
C’è ancora chi, governante di Stati, proibisce la libertà di opinione ed imprigiona chi ha idee politiche diverse, compiendo violenza fisica e psicologica. C’è chi, più comunemente, ma non certo più banalmente, provoca caos negli stadi, picchiando i tifosi avversari come fossero i peggiori nemici. Il Mondo sembra come impazzito e, pessimisticamente, si potrebbe pensare che sia prossimo ad essere distrutto dalle guerre o dal crescente inquinamento. Invece io penso e spero che non sarà così: certo l’odio e la violenza lo accompagneranno sino alla fine, quali opposti della pace e del bene; tuttavia non potranno crescere all’infinito e prevalere.
Infatti, come ci insegnano la religione e la storia, il male e la violenza non avranno l’ultima parola. Quando infatti tutto sembra perduto, come ad esempio durante le grandi dittature del ‘900 (fascismo, nazismo, comunismo), la luce di una stella – cioè la speranza in un futuro migliore – brilla all’orizzonte e guida le azioni degli uomini nobili e forti, come ad esempio Gandhi, che con la propria forza e determinazione riuscì a raggiungere un obiettivo che sembrava impossibile, l’indipendenza dell’India dal dominio britannico, senza vibrare un solo colpo, vincendo così la violenza.
Per formare una “nuova umanità” ed impedire che il mondo precipiti nell’autodistruzione, l’uomo deve recuperare i valori autentici della convivenza pacifica. Come? Ebbene, occorrerebbe rinnovare il cuore dell’uomo, e quindi la società. Bisognerebbe, secondo me, coltivare un autentico senso di giustizia per impedire che prendano il sopravvento la menzogna e l’egoismo, da cui si sviluppa l’odio e cresce la violenza. Bisognerebbe, inoltre, accrescere il senso di solidarietà per condividere i propri beni con i più poveri e i meno fortunati. Sarebbe importante, infine, alimentare lo spirito di tolleranza, per accettare chi è diverso o chi ha idee politiche diverse, senza guardare il colore della pelle né la religione, perché tutti gli uomini sono uguali ed hanno quindi gli stessi diritti. Così il Mondo migliorerebbe, diventando un pianeta dove poter vivere senza violenza, in pace ed armonia.