TEMA SVOLTO
Il Volontariato: l'etica del dono nel terzo millennio

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Introduzione: Una figura atipica

In questa società "mercenaria" in cui tutto è in vendita, il volontario appare una figura atipica, anticonformista, che non partecipa al "rito del guadagno", ma che dedica il proprio tempo all'assistenza dei deboli, per dare un minimo di dignità a chi non è in grado di soddisfare nemmeno i bisogni primari.

Queste persone per lo più sconosciute, spesso organizzate in associazioni, rappresentano una struttura fondamentale nel campo della solidarietà e del soccorso; esse appaiono fuori della società, proprio per la loro capacità d'essere estranee a quel modello di vita materiale che l'uomo del terzo millennio ha saputo crearsi. Il volontario, quindi, non applica la filosofia del consumismo, che impone desideri crescenti da realizzare, necessità di maggiori guadagni, di continue accumulazioni, ma si sofferma a cogliere la vera essenza della vita che non è nel materialismo delle cose, ma nella gioia di donare il proprio tempo, impegno e capacità per rendere migliore l'esistenza di chi è meno fortunato.

Le sfide contemporanee e l'informazione

Dove vi è sofferenza il volontario è sempre presente, nonostante i rischi e i pericoli cui spesso va incontro e soprattutto nonostante l'ingratitudine e l'indifferenza che circonda la sua opera. Bisogna quindi rilevare quanto quest'attività fondamentale non sia sufficientemente pubblicizzata in particolare dai mezzi d'informazione. I giornali, le televisioni, le radio, dovrebbero rappresentare la realtà del mondo in cui viviamo, perché vi sia coscienza di tutto ciò che sta intorno a noi. Purtroppo molto spesso ciò non avviene, di solito per motivi di guadagno; rende molto di più la cronaca nera, la politica, la divulgazione dei miti del consumismo, perché fanno vendere. Mai discutono invece di chi aiuta gli "straccioni", perché i poveri non possono comprare e quindi non rientrano nel loro giro d'affari.

Il volontariato, invece, regala non vendendo nulla. Tuttavia, dobbiamo osservare come, nei giorni attuali, il volontariato abbia subito una trasformazione radicale. Se da un lato resiste l'azione di base fatta di entusiasmo individuale, dall'altro sono sorte strutture gigantesche che a mala pena si governano. Queste organizzazioni, nate per iniziativa di chi ha sempre operato gratis, sono diventate spesso entità economiche complesse. Questo fenomeno solleva interrogativi critici: quando il volontariato si professionalizza eccessivamente, rischia di perdere la sua anima originaria? Si sta assistendo a una deriva in cui la solidarietà diventa una "società di servizi"? Il sospetto che il denaro, pur necessario per gestire emergenze globali, possa allontanare dagli ideali di gratuità è più che mai attuale.

Verso un volontariato digitale e consapevole

Oggi, nel contesto di un mondo iper-connesso, il volontariato ha trovato nuove frontiere. Non parliamo solo di presenza fisica in aree di crisi, ma di "volontariato digitale": campagne di sensibilizzazione virali, raccolta fondi istantanea tramite piattaforme di crowdfunding, e supporto remoto per cause sociali. Questo nuovo volto della solidarietà permette di abbattere le distanze geografiche e di mobilitare migliaia di persone in pochi istanti. Eppure, anche qui, il rischio è dietro l'angolo: la mercificazione del dolore, il "clicktivism" (l'atto di donare un click senza un impegno reale) e la propaganda politica camuffata da beneficenza restano minacce costanti. Il caso degli interventi in Africa o in zone di guerra, dove talvolta gli aiuti hanno favorito logiche di mercato invece che di sviluppo reale, ci insegna che la buona intenzione non basta. Serve trasparenza. La sfida del volontariato del futuro sarà quella di conciliare l'efficienza necessaria delle grandi strutture con il calore umano e la trasparenza radicale, evitando che l'attività umanitaria si trasformi in una mera attività d'impresa.

In conclusione, il volontariato deve essere un'attività svolta con il cuore, slegata da interessi economici. Non deve essere sentita come un obbligo o un impegno forzato, ma come una spinta interiore che porti ad aiutare il prossimo. In un'epoca segnata da crisi globali, migrazioni e disuguaglianze crescenti, la figura del volontario rimane il baluardo di una umanità che non si arrende al cinismo, ma continua a credere nella forza silenziosa del dono.