lVoltaire
Candido

Inserimento storico-culturale dell’opera

Il Candido fu scritto da Voltaire nel 1759, periodo durante il quale si vede affermarsi la corrente illuministica la quale si diffuse in tutta Europa, modificando strutture del pensiero e atteggiamenti civili proponendo il rinnovamento della società.

La fiducia nella ragione è il presupposto essenziale di questa corrente. Il nome stesso rimanda alla metafora della luce; la luce della ragione che dissolve il pregiudizio e l’errore.

Temi centrali della riflessione illuministica erano il rifiuto di ogni dogmatismo religioso, un vago deismo e l’esaltazione dello spirito critico, il favore per ogni ragionevole riforma della società in opposizione a tutto ciò di arbitrario, irrazionale ed arcaico che essa aveva ereditato dai secoli precedenti.

Per quanto riguarda la storia il XVIII secolo è un secolo d’innovazione e di rimessa in causa delle istituzioni religiose sociali e politiche. L’opera in questione è da collocarsi sotto il regno di Luigi XV il quale tentò di riformare la Francia soprattutto da un punto di vista religioso (con l’abolizione dell’ordine dei gesuiti) finanziaria ( con una tassa che sarebbe stata applicata a tutti, poi revocata dinanzi alle pressioni del clero e della nobiltà).

Sono anche gli anni della rivalità franco-inglese (guerra della successione d’Austria 1740-1748 e la guerra dei sette anni 1756-1763) durante la quale la Francia subì delle pesanti sconfitte.

Trama

Candido, giovane allievo del filosofo ottimista Pangloss, vive in un castello della Vestfalia, crede candidamente nella bellezza e perfezione del mondo, e passa perciò da una sciagura all’altra.

Cacciato dal castello per aver soddisfatto un desiderio d’amore con la figlia del barone, Cunegonda, è arruolato a forza in un esercito. Dopo una rovinosa battaglia è ridotto mendico ed è raccolto da un pietoso anabattista; incontra poi il maestro Pangloss, roso dalla sifilide, il quale gli racconta come il castello sia stato distrutto dai nemici, e Cunegonda violata e uccisa.Conduce poi Pangloss a casa dell’anabattista, che lo fa curare e guarire.Quindi s’imbarcano tutti e tre per Lisbona, ma dinanzi alla capitale portoghese una burrasca fa naufragare la nave: il buon anabattista vi muore; Candido, Pangloss e un perfido marinaio, che era stato causa della morte dell’anabattista, giungono a terra poco prima del violentissimo terremoto che distrugge la città. Fra le rovine, Pangloss dimostra la sua inalterabile fiducia ottimistica, ma è ascoltato da una spia dell’Inquisizione (il tribunale ecclesiastico che puniva gli eretici e gli insani di mente) e viene arrestato insieme a Candido. Pangloss viene impiccato, Candido se la cava con una fustigazione.

Poi una vecchia lo conduce da Cunegonda, che s’era salvata, era stata venduta schiava, e ora ha due padroni di cui è l’amante: un ebreo e il Grande inquisitore. Candido, senza volerlo, li uccide entrambe e fugge con Cunegonda e la vecchia fino in Argentina. Non appena sbarcati, Candido deve abbandonare Cunegonda, poiché le guardie spagnole sono sulle sue tracce e vogliono arrestare l’uccisore dell’Inquisitore; si rifugia allora presso i gesuiti del Paraguay.

In questa fuga è accompagnato da un ottimo servo, figlio di un meticcio e di un’indiana, Cacambò. Arrivato fra i Gesuiti, Candido vi ritrova il fratello di Cunegonda, gliene chiede la mano ma riceve una piattonata in faccia: esasperato, l’uccide.Travestito da gesuita, scappa presso i selvaggi Orecchioni quali per poco non lo mangiano, scambiandolo per un gesuita autentico. Poi passa con Cacambò in un paese meraviglioso, l’Eldoradi, in cui l’oro è disprezzato, tutto è gratuito, la religione è amore, tutti sono preti, perché tutti onorano Dio; né esistono prigioni, e il re li riceve con semplice cortesia. Tuttavia non restano all’Eldorado: vogliono trasportare un po’ d’oro nei loro paesi, e godere così di gran ricchezza. E se ne vanno portando in dono una quantità di pecore cariche d’oro. Ma ne perdono parecchie durante il difficile viaggio, e giungono a Surinam soltanto con due pecore.

Lì si separano: Cacambò ritorna a Buenos Aires per recuperare Cunegonda, mentre Candido si dirige a Venezia. Arrivato, dopo altre avventure, a Venezia, vi trova Cacambò, con il quale parte con Costantinopoli, dove Cunegonda si trova nuovamente schiava, ormai brutta e invecchiata. Sulla galera due forzati assomigliano stranamente a Pangloss e al fratello di Cunegonda: per uno straordinario percorso di avvenimenti non erano morti, e Candido subito li riscatta. Quindi trovano, in Propontide, Cunegonda e la vecchia, e le liberano. Candido, ridivenuto povero, s’adatta a sposare la brutta e scorbutica Cunegonda, e con gli altri vive una vita senza illusioni in una piccola masseria: il lavoro di tutti fa fruttare il terreno, ciascuno esercita i propri talenti, filosofando e ragionando il meno possibile, e coltivando il proprio giardino.

Temi principali

Il tema unificante dell’opera è quello del viaggio intrapreso dal giovane Candido, cacciato dal castello di Thunder-ten-Tronckh, attraverso l’intero mondo. Lungo questa linea principale si ramificheranno degli avvenimenti secondari che indurranno il giovane Candido a discostarsi dal principio leibniziano della “ragion sufficiente” secondo cui l’uomo vive nel migliore dei mondi possibili. Questo principio è ripreso più volte dal precettore del giovane, Pangloss, il quale riesce a contagiare Candido che comunque, illuminato dalla ragione, scoprira’ che il mondo avrebbe potuto essere anche stato migliore. In definitiva l’opera vuole svelarci il segreto della felicità: dedicarsi al proprio dovere senza pensare.

Voltaire ha scritto quest’opera con l’intento di respingere l’ottimismo di Leibniz e mostrarne il lato comico ed assurdo. Il fine è stato ottenuto tramite l’esagerazione e la caricatura di certe situazioni che si rivelano tanto incredibili quanto atroci, ma trattate con una vena ironica in modo da risultare piacevoli alla lettura. Oltre al Candido, altri due testi sono stati dedicati a combattere l’ottimismo, ritenuto da Voltaire superficiale perché non riesce a spiegare il mondo; “Il disastro di Lisbona” del 1756 e l’articolo “Bien” del “Dizionario Filosofico” 1764. Un altro scopo di Voltaire è quello di satireggiare la vita politica e sociale dell’epoca e dar forza alle sue nuove proposte.

I Personaggi

I personaggi principali dell’opera sono Candido e Pangloss, suo precettore. Pangloss, ispirato dalla filosofia di Leibniz, insegna a Candido a vivere secondo i suoi canoni e in ogni esperienza che fa non perde occasione di ribadire le sue convinzioni. Potremmo considerarlo quasi l’incarnazione di Leibniz nel libro. Candido invece scopre sulla sua pelle che gli insegnamenti del suo precettore non sono poi così veritieri. Questa scoperta avviene attraverso un processo di formazione assai lungo e per buona parte del libro Pangloss è visto come un punto di riferimento. Attorno a questi due personaggi c’è una schiera di personaggi minori che contribuiranno più o meno alla formazione del giovane.

Struttura dell’opera

Il Candido un breve racconto filosofico che si divide in trenta capitoli, ognuno dei quali ha un piccolo titolo che riassume le vicende trattate (quasi una specie di sommario). Voltaire si rivela un abile narratore anche se il suo primo intento era quello di raggiungere la fama attraverso le poesie. Il racconto fu considerato dall’autore più come un genere adatto all’ “azione” intellettuale, che come vera e propria letteratura. Comunque Voltaire fece molta strada nella sua trentennale pratica di narratore soprattutto grazie all’utilizzo di una grande quantità di materiali e strutture narrative del passato come i viaggi immaginari. Lo stile si adatta perfettamente agli scopi polemici e saggistici che si prefiggeva l’autore e il linguaggio usato è diretto e privo di retorica.

Linguaggio

A livello narrativo il Candido si è rivelato una lettura piacevole a farsi, mai noiosa e abbastanza divertente a causa della moltitudine di avvenimenti ed il modo in cui questi sono trattati.

Opinione personale

Voltaire è abile sia nella descrizione degli ambienti (notevole l’Eldorado) che nell’intreccio della trama e nella creazione dei dialoghi.

I personaggi principali sono ben strutturati e quelli secondari non sono stati affatto trascurati in quanto ognuno di essi ha una storia precisa alle spalle ed ha delle idee personali del tutto uniche che aiutano Candido a farsi una idea del mondo propria.

In conclusione Voltaire ha raggiunto pienamente i suoi obbiettivi ed ha fatto capire che l’ottimismo non è un modo corretto di pensare il mondo che è costituito, purtroppo, anche da sofferenza.