Primo Levi

Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987

Nasce nel 1919 a Torino, dove trascorre l'infanzia e la prima giovinezza e dove ha vissuto con la propria famiglia. È figlio di Cesare Levi e di Ester Luzzati, che si erano sposati nel 1917. La famiglia è di discendenza ebraica: i suoi antenati provenivano dalla Spagna e dalla Provenza. Nel 1921 nasce la sorella Anna Maria, cui resterà legatissimo per tutta la vita.

La sua formazione scolastica è di alto profilo: nel 1934 si iscrive al primo anno di liceo presso il prestigioso ginnasio liceo D'Azeglio di Torino, scuola nota per essere un crocevia di intellettuali antifascisti. Nonostante le leggi razziali emanate nel 1938, riesce a proseguire gli studi e nel 1941, presso l'Università di Torino, si laurea in chimica con lode, sebbene il suo diploma rechi la menzione "di razza ebraica". Per ragioni di lavoro, nel 1942 è costretto a trasferirsi a Milano, dove lavora per un'azienda farmaceutica.

La Resistenza e la Cattura

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, la situazione precipita. Nel 1943 Levi si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani in una piccola banda legata a Giustizia e Libertà. Tuttavia, viene quasi subito catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943. Dichiarandosi ebreo per evitare di essere fucilato come partigiano, viene inviato al campo di concentramento di Fossoli, vicino a Carpi.

Un anno dopo la cattura, viene deportato ad Auschwitz. Il viaggio verso il campo di sterminio avviene in condizioni disumane. Primo Levi viene internato nel campo di lavoro di Buna-Monowitz (Auschwitz III). È riuscito a sopravvivere forse grazie alla sua specializzazione come chimico, che gli permise di essere impiegato nel laboratorio del campo, evitando parzialmente i lavori forzati all'aperto durante l'inverno, e grazie a una serie di circostanze fortuite, come la conoscenza della lingua tedesca e l'aiuto del muratore Lorenzo Perrone.

La Liberazione e il Ritorno

Viene liberato il 27 Gennaio 1945 in occasione dell'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz. Il suo rimpatrio, tuttavia, sarà un'odissea lunga e tortuosa attraverso l'Europa orientale, che lo vedrà rientrare a Torino solo nell'ottobre del 1945.

Ritornato in Italia, sente l'urgenza irrefrenabile di raccontare l'orrore vissuto. Inizia così a scrivere quello che è il suo romanzo più famoso: ”Se questo è un uomo”, pubblicato inizialmente nel 1947 da un piccolo editore (De Silva). In quest'opera testimoniale, scritta con la precisione quasi scientifica di un chimico, Levi riporta le infamie dei campi di concentramento nazisti, luoghi dove si faceva di tutto per distruggere la dignità di un uomo e ridurlo a puro numero.

L'Attività Letteraria e i Premi

Dopo il successo tardivo ma travolgente del primo libro, Levi prosegue la sua carriera di scrittore pur continuando a lavorare come chimico industriale.

  • 1963: Pubblica il suo secondo libro "La tregua", cronaca del viaggio di ritorno dal Lager, col quale vince il premio Campiello.
  • 1966: Esce “Storie naturali”, una raccolta di racconti di impronta fantascientifica sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila, con cui riceve il Premio Bagutta.
  • 1971: Pubblica “Vizio di forma”, una seconda raccolta di racconti che esplora temi distopici.
  • 1975: Pubblica ”Il sistema periodico”, un'opera magistrale dove ogni capitolo porta il nome di un elemento chimico legato a un episodio della sua vita. Per questo riceve il Premio Prato per la “Resistenza”.
  • 1975: Esce la raccolta di poesie “L'osteria di Brema”.
  • 1978: Pubblica La chiave a stella, dedicato alla figura dell'operaio specializzato, opera che vince il Premio Strega.
  • Opere successive: La ricerca delle radici, Antologia personale e nel 1982 Se non ora quando, con cui vince il Premio Campiello per la seconda volta.
  • 1986: Pubblica il suo testamento spirituale e analitico, “I Sommersi e i Salvati”, in cui torna a riflettere sulla "zona grigia" e sulla memoria del Lager.

La fine e il ricordo

La vita di Primo Levi rimane segnata dal trauma incancellabile dell'Olocausto. Nonostante il successo internazionale e l'impegno costante nella testimonianza nelle scuole e nei convegni, il peso del passato e la depressione lo accompagnano fino all'ultimo. Muore suicida l'11 Aprile 1987, cadendo nella tromba delle scale della sua casa in Corso Re Umberto a Torino.

Oggi Primo Levi è considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento, non solo come testimone della Shoah, ma come pensatore capace di analizzare con chiarezza suprema l'animo umano e i meccanismi del potere.