Niccolò Machiavelli
Firenze, 3 maggio 1469 – Firenze, 21 giugno 1527
Figlio di Bernardo di Buoninsegna, dottore in legge, e di Bartolomea de’ Nelli, Niccolò Machiavelli soffrì in gioventù delle ristrettezze economiche della famiglia, che pure apparteneva all’antica e illustre nobiltà dei Machiavelli, feudatari guelfi di Montespertoli. Nonostante il patrimonio ridotto, la famiglia mantenne un elevato spessore culturale.
Si sa poco dei suoi primi studi: unica fonte è il libro di ricordi del padre, dal quale risulta che Machiavelli studiava sui libri di casa, fra i quali c’erano le Deche di Tito Livio e le storie di Giustino e di Flavio Biondo. Questa formazione classica "domestica" fu fondamentale per la sua visione storica. Frequentò poi lo Studio fiorentino ed ebbe per maestro l’umanista Marcello Virgilio Adriani, che in seguito lo raccomandò al governo della Repubblica.
L'Ingresso in Politica e la Seconda Cancelleria
Così, senza possedere particolari meriti nobiliari, nel 1498 Machiavelli fu posto a capo della seconda cancelleria, scavalcando concorrenti ben più autorevoli. L’ingresso di Machiavelli nella scena politica coincise con un periodo particolarmente inquieto della vita della Repubblica: pochi giorni prima si era concluso il processo contro Savonarola con la condanna a morte del domenicano e la nuova maggioranza tentava di consolidare il potere cercando un nuovo equilibrio. I Medici erano stati allontanati quattro anni prima, in seguito alla discesa di Carlo VIII.
A soli ventinove anni, Machiavelli si ritrovò a capo di un ufficio corrispondente a quello di un moderno sottosegretario al Ministero degli Esteri e della Guerra, anche se in realtà le maggiori decisioni venivano prese dai Dieci di libertà e di balìa. Non ancora trentenne, il 14 luglio di quello stesso anno ricevette anche l’incarico della segreteria dei Dieci e, dopo alcune missioni minori, fu inviato come ambasciatore alla corte francese, presso la quale restò per circa sei mesi.
Le Legazioni: La Scuola del Mondo
Fu quella la sua vera scuola: l’opera degli ambasciatori di allora richiedeva destrezza negli incarichi pratici, doti di osservatore, mediatore e relatore scaltro e preveggente. Legazioni e commissarie portarono Machiavelli dal 1499 al 1512, per incarico dei Dieci, alle corti di diversi signori, come Caterina Sforza Riario, signora di Imola e di Forlì, Pandolfo Petrucci e Giampaolo Baglioni.
Nel 1500 dovette riferire sull’andamento della guerra contro Pisa e fu testimone della rivolta dei mercenari svizzeri e guasconi posti dal re di Francia al servizio di Firenze. Nel 1502 fu inviato a Urbino presso Cesare Borgia (il Valentino) che, impadronitosi di varie città della Romagna, minacciava la Toscana. Tornato a Firenze, sposò Marietta Corsini, dalla quale ebbe cinque figli.
Intanto la Repubblica aveva creato gonfaloniere a vita Pier Soderini che, confidando in Machiavelli, lo mandò ambasciatore in nuove missioni: nel 1503 a Roma, nel 1504 in Francia, nel 1505 a Perugia e Mantova, e nel 1506 incontro a Giulio II. In quegli anni Machiavelli aveva steso alcuni scritti, dettatigli dalle varie esperienze, in cui già traspirava il nucleo della sua dottrina politica. Convinto dell’infedeltà delle truppe mercenarie, persuase Soderini a organizzare un esercito nazionale ("Ordinanza"), arruolando almeno 5000 fanti in campagna.
Il Ritorno dei Medici e le Grandi Opere
Tra il 1511 e il 1512, Machiavelli si dovette occupare della difesa di Firenze, ma il 29 agosto la milizia fiorentina fu sconfitta a Prato. Il ritorno dei Medici significò per lui l'esonero, il confino e, nel 1513, il carcere e la tortura perché sospettato di congiura. Nell’aprile del 1513 si ritirò nella casa dell’Albergaccio a S. Andrea a Percussina.
Nella solitudine della campagna nacquero le sue opere maggiori: "Il Principe" (1513), i "Discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio" e la celebre commedia "La Mandragola". Di immenso valore è la corrispondenza con Francesco Vettori, testimonianza dell'autenticità del suo pensiero.
Ultimi Anni e il Sogno Infranto
Nel 1520 ottenne l’incarico di scrivere le Istorie fiorentine. Tentò inutilmente di formare un esercito nazionale guidato da Giovanni dalle Bande Nere. Quando nel 1527 Firenze si ribellò di nuovo ai Medici proclamando la Repubblica, Machiavelli sperò in un nuovo incarico, ma gli fu preferito un altro a causa dei suoi passati rapporti con i Medici.
Amareggiato e indebolito, morì il 21 giugno 1527. Soltanto nel 1787 i suoi resti furono traslati in Santa Croce, tra i grandi d'Italia.