Giuseppe Ungaretti
Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 — Milano, 1º giugno 1970
Origini e Formazione: Dall'Egitto a Parigi
Giuseppe Ungaretti è stato un poeta italiano tra i protagonisti europei del rinnovamento delle forme poetiche nella prima metà del Novecento. Nato ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori lucchesi emigrati in Nord Africa per la costruzione del Canale di Suez, dopo gli studi secondari si trasferì a Parigi nel 1912.
Qui frequentò la Sorbona, dove ebbe modo di ascoltare i corsi di Henri Bergson, e partecipò intensamente alla vita dei circoli dell'avanguardia artistica, conoscendo figure del calibro di Guillaume Apollinaire, Max Jacob, Alberto Savinio, Aldo Palazzeschi e Ardengo Soffici. Questa immersione nel simbolismo francese e nelle avanguardie fu decisiva per la sua formazione.
L'esperienza del Fronte e la Poetica della Trincea
Interventista convinto, allo scoppio della prima guerra mondiale si trasferì a Milano e nel 1915 si arruolò come volontario, combattendo come soldato semplice nelle trincee del Carso e poi sul fronte francese, nella Champagne. Furono momenti fondamentali per l'esperienza poetica di Ungaretti, la quale nasce dall'incontro tra uno stile analogico, derivato dalla poesia del simbolismo francese, e la coscienza della fragilità dell'uomo di fronte alla morte.
È proprio questa consapevolezza, tuttavia, a consentire la conquista di una nuova autenticità e di una rinnovata condizione di fusione con i propri simili e con la natura. In trincea, su pezzi di carta di fortuna, Ungaretti scrisse le sue poesie più celebri, cariche di un'umanità nuda e sofferente.
Il Porto Sepolto e L'Allegria
A Udine, nel 1916, uscì la prima raccolta di versi di Ungaretti, Il porto sepolto, primo nucleo di quella che poi sarebbe diventata Allegria di naufragi (1919), in seguito intitolata semplicemente L'allegria.
Si tratta di una delle opere più importanti della poesia italiana di questo secolo, anche per la novità delle soluzioni metriche e sintattiche, per l'invenzione in particolare di quei "versicoli", proverbialmente brevi, che conducono alle conseguenze più radicali le ricerche del cosiddetto "verso libero". La parola è ridotta all'osso, isolata nel bianco della pagina per recuperare la sua forza originaria e sacrale.
Il Periodo Romano e l'Adesione al Fascismo
Nel 1919, dopo l'armistizio, Ungaretti tornò a Parigi, dove pubblicò i versi in francese di La guerre. Subito dopo aderì al fascismo, divenendo corrispondente da Parigi del giornale di Benito Mussolini "Il Popolo d'Italia" e lavorando presso l'ufficio stampa dell'ambasciata italiana.
Nel 1920 si trasferì a Roma, dove lavorò per dieci anni presso l'ufficio stampa del ministero degli Esteri. Nel 1923 la seconda edizione del Porto sepolto uscì significativamente con una prefazione dello stesso Mussolini.
Sentimento del Tempo e l'Ermetismo
Nel 1933 fu pubblicata la raccolta poetica Sentimento del tempo. Quest'opera segnò una svolta: il poeta abbandonò i "versicoli" fulminei per il ritorno a forme metriche più classiche e a una sintassi più articolata. Questa direzione avrebbe costituito il modello formale per il nascente ermetismo, influenzando generazioni di poeti successivi verso una poesia intesa come assoluto e mistero.
Il Brasile e il Dolore
Nel 1936 Ungaretti si trasferì con la famiglia in Brasile, accettando l'offerta dell'Università di São Paulo, che gli affidò la cattedra di letteratura italiana. Nel 1939, però, la vita di Ungaretti fu segnata da un evento terribile: la tragica morte del secondogenito Antonietto, di soli nove anni, a causa di un'appendicite mal curata. Questo lutto, insieme allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, ispirò i versi carichi di sofferenza universale della raccolta Il dolore.
Il Ritorno e l'Attività di Traduttore
Tornato in Italia nel 1942, insegnò letteratura italiana contemporanea a Roma. Intanto pubblicava le edizioni definitive dell'Allegria e di Sentimento del tempo, cui si aggiunsero:
- Il dolore (1947)
- La terra promessa (1950)
- Taccuino del vecchio (1960)
Ungaretti svolse anche una notevolissima attività di traduttore di poesia, cercando di infondere nella lingua italiana la voce di grandi autori stranieri: si ricordano le versioni dei Sonetti di Shakespeare e di versi di Góngora, Racine, Mallarmé, Blake e Celan. Si spegne a Milano nel 1970, lasciando un vuoto incolmabile nella cultura europea.