Giovanni Verga
Vizzini, 2 settembre 1840 — Catania, 27 gennaio 1922
Origini, Studi e Passione Patriottica
Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di agiate condizioni economiche e di origine nobiliare. A undici anni inizia gli studi alla scuola di Antonino Abate, letterato e patriota, e poi del canonico Mario Torrisi. Il tipo di educazione ricevuta è, sul piano politico, patriottica risorgimentale e, sul piano letterario, sostanzialmente romantica.
Si iscrive alla facoltà di legge ma non termina gli studi, tutto preso dalle vicende storico-politiche (dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia). Di questa educazione testimoniano le prime prove narrative: l'inedito Amore e patria, ispirato alla rivoluzione americana e scritto a 17 anni, e I carbonari della montagna pubblicato nel 1861 a spese dell'autore, il quale vi impegnò la somma destinata al proseguimento degli studi di giurisprudenza che infatti interruppe.
Nello stesso anno si arruola nella guardia nazionale di Catania e svolge un’intensa attività di giornalista: fu tra i fondatori e i redattori di tre giornali, tra cui «Roma degli Italiani». Nel 1863 il periodico fiorentino "Nuova Europa" pubblica a puntate il romanzo Sulle lagune. Seguono Una peccatrice (1866) e Storia di una capinera (1871).
Il Periodo di Firenze e Milano
Dopo la morte del padre, nel 1865 si stabilisce a Firenze dove frequenta l'ambiente letterario di Francesco Dall'Ongaro. Conosce i poeti Giovanni Prati, Aleardo Aleardi e la scrittrice Caterina Percoto. In questo periodo diventa autore di successo con i romanzi mondani. Fondamentale è l'incontro con Luigi Capuana, con il quale inizia un duraturo sodalizio letterario.
In seguito si trasferisce a Milano, centro vivacissimo di scambi letterari dove nasce la Scapigliatura. Tra il 1873 e il 1876 escono romanzi come Eva, Tigre reale, Eros. Tuttavia, nel 1874, con il bozzetto siciliano Nedda, la tematica mondana viene abbandonata per una narrazione intesa come "ricerca di verità".
La Svolta Verista e l'Impersonalità
Nel 1878, in una lettera a Salvatore Paola, Verga esprime la poetica dei Malavoglia: un lavoro che sia "una specie di fantasmagoria della lotta per la vita". Preceduto da Vita dei campi (1878), nel 1881 appare I Malavoglia. L'insuccesso iniziale del romanzo denota la preferenza del pubblico per il clima di Fogazzaro (Malombra).
Pur scoraggiato, Verga continua a produrre: Novelle rusticane (1883) e Per le vie (1883). Inizia anche l'attività teatrale: Cavalleria rusticana (interpretata dalla Duse) trionfa a Torino nel 1884. Nel 1889 esce a puntate Mastro-don Gesualdo.
L'Attività Letteraria in Tre Fasi
L'attività di Verga può essere divisa in tre fasi:
- Narrativa storico-patriottica: Gli esordi giovanili (I carbonari della montagna).
- Romanzi mondani: Studio della vita borghese fiorentina e milanese (Eva, Eros, Storia di una capinera).
- Produzione verista: Il ritorno ideale alla Sicilia contadina con Nedda, le novelle e i grandi romanzi.
I Romanzi della Maturità
I Malavoglia (1881)
Racconta la storia di una famiglia di pescatori ad Aci Trezza. Protagonista è tutto il paese. Verga adotta la tecnica dell'impersonalità: rinuncia alla presenza in "prima linea" dell'autore, creando l'illusione che a parlare sia il mondo raccontato, con una lingua che riproduce le strutture del dialetto.
Mastro-don Gesualdo (1889)
Mette in risalto la storia di Gesualdo Motta che, di origini modeste, diventa ricco ma resta un escluso: non accettato dai nobili e disprezzato dalla sua stessa famiglia. Muore solo, ignorato persino dalla servitù. L'ambiente è quello di Vizzini.
Il Ciclo dei Vinti
Verga progettò un ciclo di cinque romanzi per analizzare la "lotta per l'esistenza" a ogni livello sociale. I protagonisti sono i vinti, coloro che vengono sconfitti dal progresso e dal desiderio di miglioramento. Il ciclo restò incompiuto: dopo i primi due, scrisse solo un capitolo de La Duchessa di Leyra. Gli altri volumi previsti erano L'onorevole Scipioni e L'uomo di lusso.
Il Ritorno a Catania e gli Ultimi Anni
Nel 1893 si ritira definitivamente a Catania. Vive in un isolamento scontroso, segnato da lutti familiari e dalla delusione per gli intrighi del mondo letterario. Incontra Zola a Roma nel 1895. Negli anni successivi cresce il suo interesse per la politica: sostiene una politica coloniale incisiva e aderisce al partito nazionalista nel 1912.
Dopo la guerra, grazie al saggio di Luigi Russo (1919), la sua opera viene finalmente rivalutata. Nel 1920 viene nominato Senatore del Regno. Muore a Catania il 27 gennaio 1922.